Un paese multietnico


L’Italia è ormai un paese multietnico, e Rignano Flaminio non è da meno. Questa è la realtà inconfutabile che ci appare chiaramente sia dall’osservazione, anche affrettata, della vita che ci scorre accanto tutti i giorni ‑ ai giardini pubblici, nelle scuole o al supermercato ‑ sia dall’analisi più fredda dei dati Istat. La domanda che invece non ha ancora una risposta altrettanto “inconfutabile” è un’altra: siamo pronti a vivere questa realtà e a cogliere a pieno tutte le opportunità che ci offre? E come possiamo assicurare che le opportunità non si trasformino in problemi?

Credo che per governare con intelligenza un fenomeno, il primo passo sia sempre quello di conoscerlo, non in modo astratto o ideologico, ma sulla base di dati il più possibili oggettivi. Cominciamo allora ‑ senza nessuna pretesa scientifica ‑ ad esaminare nei fatti (e nei dati) la realtà demografica di Rignano, quale ci appare dai dati Istat.

La popolazione del nostro paese è cresciuta considerevolmente negli ultimi anni: fra l’inizio del 2005 e l’inizio del 2010 l’incremento è stato del 4% annuo. A questo aumento della popolazione generale è corrisposto un aumento della popolazione straniera, salita sia in termini assoluti (da 612 a 1437 nel periodo considerato), sia in percentuale della popolazione totale (dal 7,9% al 15%).

Premesso che questo incremento percentuale potrebbe in parte essere riconducibile ad andamenti più apparenti che reali (l’ingresso della Romania nella UE nel 2007 ha portato all’emersione statistica di realtà già presenti, ma non registrate dai dati ufficiali), dobbiamo in primo luogo sottolineare che i dati che riguardano Rignano Flaminio non sono diversi da quelli di altri comuni vicini. La percentuale degli stranieri sul totale è sì superiore alla media della provincia di Roma, ma anche sostanzialmente in linea con quella di paesi quali Morlupo (13,9%), Faleria (13%) e Riano (14,9%), e non così lontana da quella di Sant’Oreste (11%), ­ un paese che, forse per motivi di collocazione geografica, appare tradizionalmente più omogeneo anche nella composizione di partenza. Facciamo parte quindi di un fenomeno più ampio che possiamo e dobbiamo governare assieme ad altri.

Una seconda osservazione è che, pur nella sua straordinaria varietà (a Rignano sono presenti cittadini provenienti da ben 70 paesi, dalla Moldavia all’Iran, dal Senegal al Perù, passando per la Cina e la Danimarca), la popolazione straniera residente nel nostro paese è composta all’87% da cittadini della Ue + Svizzera, in buona parte romeni (936 su 1045), ma anche provenienti da Paesi (i “grandi” dell’Europa occidentale) con cui l’Italia ha condiviso tutta la storia recente.

Inoltre, un numero considerevole degli stranieri registrati dalle statistiche sono minorenni, di cui ben 159 (sempre all’1/01/2010) nati in Italia — ovvero persone che in Paesi con una legislazione sulla nazionalità più avanzata della nostra sarebbero considerati cittadini italiani e che offrono opportunità di assimilazione e arricchimento della comunità di accoglienza che non dovrebbero andare sprecate.

Salta inoltre agli occhi come la composizione per genere della popolazione straniera sia, come quella italiana, molto equilibrata (le donne sono il 50%), un altro fattore di stabilità che incide positivamente sulle possibilità di inclusione.

Ma questa superficiale carrellata di dati ci lascia anche con un’altra impressione, a mio avviso tutt’altro che negativa: in fin dei conti Rignano non è il paese periferico e distaccato dalla realtà globale che tanti (soprattutto i giovani) ancora percepiscono. Siamo già un paese ricco di potenzialità ed esperienze, culturali oltre che professionali, utili per vivere in questo presente globalizzato. Il mondo globale è già con noi, basta prenderne atto senza paure e saperlo andare a cercare.

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