Un paese multietnico (2)


Cibo per il corpo e per lo spirito”: la festa di Sant’Elia della comunità ortodossa romena di Rignano Flaminio

Quasi all’insaputa del resto del paese, domenica 22 luglio nei pressi della chiesa trecentesca dei Santi Abbondio e Abbondanzio di Rignano Flaminio, la comunità ortodossa romena  ha celebrato con grande solennità la festa di Sant’Elia, il santo profeta patrono della parrocchia, conosciuto e venerato anche dai cattolici.

Mi ci sono recata, incoraggiata dal caloroso invito di un’amica romena, in compagnia di altri amici italiani, attratti come me da questa opportunità di contatto con una realtà che vive a fianco a noi da ormai dieci anni, ma che forse conosciamo ancora molto poco.

La chiesetta si trova in aperta campagna ed è ora raggiungibile non solo dalla via di Sant’Abbondio, ma anche attraversando i vicoli del centro storico rignanese, grazie a una strada da poco ampliata e pavimentata dal Comune.

Lo spettacolo che mi si è presentato quando sono scesa per via di Sant’Abbondio valeva da solo il viaggio: il piazzale ampio e pulito, visibilmente ricavato con assiduo impegno dalla macchia di vegetazione locale e ora pavimentato con breccia chiara, la disposizione ordinata delle tavolate imbandite, il cibo condiviso sui tavoli, gli abiti di festa e i sorrisi con cui sono stata accolta, parlano di una comunità giovane e attiva, animata da un profondo rispetto per i luoghi e per il proprio culto, interessante da incontrare e raccontare.

Mi è venuta così la curiosità  di parlare con padre Stefan, lo ieromonaco che dal 2005 guida questa comunità e ne è nata la chiacchierata che segue. Spero che altri la trovino interessante quanto è sembrata a me.

Ho iniziato con la domanda di rito, che mi sono sentita fare tante volte anch’io: Perché Rignano Flaminio?

“Sono in Italia dal 1997 — mi ha spiegato — ma la mia attività parrocchiale a Rignano Flaminio è iniziata il 12 luglio 2005, quindi ormai sette anni fa. Ci siamo radicati molto in fretta: nei primi sei mesi abbiamo celebrato ben 15 battesimi, e ora siamo a 800 battesimi e 100 matrimoni.”

“Sono venuto qui, quindi, perché qui avevano bisogno di me i miei connazionali e fedeli, ma soprattutto perché qui ho trovato accoglienza e ospitalità da parte delle autorità religiose locali. In Italia ci sono altre comunità ortodosse grandi come la nostra, ma non tutte hanno la fortuna di avere una parrocchia”.

All’origine di tutto c’è quindi una capacità di accoglienza che padre Stefan legge in modo più profondo e simbolico.

“Rignano, mi spiega, ha due santi patroni, Vincenzo ed Anastasio, uno d’Occidente e uno d’Oriente (Sant’Anastasio era un monaco persiano). La capacità di accogliere e riunire le nostre culture religiose è quindi scritta nella sua storia”.

Ma il desiderio di conciliazione e integrazione si esprimono anche in altri modi e letture della realtà.

“Abbiamo dedicato la parrocchia a Sant’Elia  perché la sua festa, il 20 luglio è vicina all’anniversario della sua fondazione, ma soprattutto perché il profeta è un santo amato dai cattolici”, come testimoniano anche molti toponimi (si pensi alla vicina Castel Sant’Elia). “Anche il fatto che la chiesa che ci ospita sia un edificio storico costruito prima dello scisma è stato per me molto importante e significativo”.

La festa di Sant’Elia, giunta alla sua seconda celebrazione, è stata un impegno importante per la comunità. Padre Stefan ci tiene a sottolineare che, oltre che con il “cibo per il corpo”, cucinato insieme da tutte le famiglie anche in loco, la parrocchia ha voluto celebrare la festività con del “cibo per lo spirito”, organizzando un’impegnativa conferenza sul Sacramento dell’Unzione degli infermi, tenuta dal prof. Vasile Stanciu, preside della facoltà di teologia ortodossa di Cluj (la seconda città romena per importanza). Un tema, mi viene spiegato, che è celebrato quest’anno da tutta la chiesa ortodossa e riguarda un sacramento che si rivolge agli ammalati di tutte le malattie (del corpo come dello spirito).

Dopo questo breve escursus teologico, torniamo però a parlare della comunità e del paese che ci accoglie entrambi.

Rignano Flaminio ospita una comunità romena abbastanza numerosa. Dal 2003 al 2010, i romeni iscritti all’anagrafe sono saliti da 254 a 1066, e oggi — come mi viene fatto notare sorridendo — più di un rignanese su dieci è romeno. Non tutti sono di religione ortodossa, ovviamente. Come fra gli italiani, molti non sono religiosi, e numerosi sono i cattolici. Ma chi sono e da dove vengono i fedeli della parrocchia?

“La nostra parrocchia è una delle oltre 160 esistenti in Italia. E’ abbastanza estesa ed ha due sedi secondarie, a Morlupo e a Civita Castellana. Qui vengono ogni domenica romeni, moldavi e ucraini di tutto il circondario, ma anche molti italiani, attratti dal nostro rito o per amicizia.”

La chiesa dei santi Abbondio e Abbondanzio allestita per il rito ortodosso

Le funzioni religiose si svolgono quindi in romeno, ma anche in ucraino e la comunità sta lavorando a una traduzione italiana dei testi liturgici per favorire la partecipazione di amici e fedeli italiani.

Sempre in tema di predisposizione al multiculturalismo, la provenienza dei romeni che abitano la nostra zona ha caratteristiche interessanti: molti — mi fa notare padre Stefan  — provengono dal distretto di  Maramures a nord della Romania o di Vrancea, e sono quindi in partenza bilingui, rispettivamente con l’ucraino e il russo. La fascia di età predominante è fra i 20 e 40 anni, e la comunità è molto attiva, ha una squadra di calcio e un gruppo folkloristico. Da ormai due anni viene organizzata una festa dell’Integrazione, e il sogno nel cassetto è di trasformarla in una festa di tutte le comunità presenti nel paese. Sogni ambiziosi, ma che confermano la mia sensazione di fattiva operosità iniziale. Tanti auguri, quindi, a Padre Stefan e alla sua comunità!

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2 thoughts on “Un paese multietnico (2)

  1. Mi spiace scrivere quanto segue…ma la chiesa dei SS.Abbondio e Abbondanzio non era il posto indicato per l’inserimento della comunità. Va bene che hanno fatto rivivere la chiesa, posta in un luogo tanto suggestivo quanto problematico per al conservazione del bene, ma l’aggressione dell’allestimento ortodosso al delicato interno è inaccettabile.
    L’iconostasi, per quanto pregevole, copre del tutto la parete affrescata del XIII secolo che ha urgente necessità di restauro. Attualmente non è praticamente visibile nulla se non la parte più in alto. Gli arredi originali della chiesa sono stati spostati, compreso il cippo romano che faceva da sostegno alla mensa dell’atare originale.
    Mi auguro vivamente che la comunità trovi i propri spazi nella chiesa nuova, che so essere in costruzione, e che la municipalità di Rignano si adoperi per il restauro e la valorizzazione del più importante bene culturale e artistico che insiste su quel territorio comunale.

    Pur tenendo in grande stima la comunità ortodossa, come storico dell’arte (già che in tutto l’articolo mi pare che non si parli degli affreschi della zona absidale) mi sono sentita in dovere di scrivere.
    cordiali saluti
    Dina

    1. Non c’è nulla di cui dispiacersi. Il commento è più che legittimo e molto benvenuto. In verità io mi sono concentrata su un aspetto diverso. E devo dire che personalmente preferisco che l’arte e i luoghi sacri siano vissuti piuttosto che abbandonati. Amo le contaminazioni, perché la vita è continua e costante contaminazione, e sicuramente questa mia propensione influisce sul modo in cui vedo le cose.

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