Piccoli progetti per la trasparenza e partecipazione


Premessa: da due anni mi interesso di trasparenza nel mio Comune. Con l’inizio dell’anno mi ritrovo a fare un po’ di riflessioni, bilanci e progetti. E dato che sono convinta che fare trasparenza non significhi solo dire quello che si fa, ma anche spiegare i ragionamenti e le aspettative che ci inducono a farlo, ecco qua i miei pensieri.

Cominciamo dalle riflessioni

La trasparenza nella PA: cos’è e a cosa serve? La domanda sembra banale, ma non lo è. Tutti capiamo a livello intuitivo che la trasparenza è il “fare le cose in modo pubblico” e che questo serve a favorire la partecipazione dei cittadini (tramite il controllo passivo o l’intervento attivo) alla vita pubblica. Capiamo anche che la partecipazione dovrebbe servire a farci vivere meglio, perché animati da più fiducia e consapevolezza.

Nell’applicazione pratica, le cose sono meno lineari. Da un lato, infatti, la mentalità italiana tende a trasformare qualsiasi obiettivo generale in una serie di adempimenti puntuali e potenzialmente molto formali. La PA obbliga sé stessa ad essere trasparente (con una profusione di leggi, circolari e raccomandazioni) per rispondere alle pressioni della società, ma lo fa vedendo le cose da un punto di vista “interno”, usando cioè la logica di chi già conosce se stesso, e quindi in modo insoddisfacente[1].

Dall’altro lato, le attività amministrative seguono per loro stessa natura meccanismi e procedure altamente formalizzati e complessi, spesso poco conosciuti al cittadino comune. L’iter che precede un’attività o decisione, o le caratteristiche e prerogative che distinguono gli attori che compiono tali attività o decisioni non sono sempre chiari ai profani[2].

Come può il cittadino capire ciò che succede e partecipare, se non conosce le regole del gioco?

Dalla teoria alla pratica

Ciò detto, da qualche parte bisogna pur cominciare. In questi due anni abbiamo lavorato, di concerto con il sindaco e gli uffici, da un lato a rispondere agli adempimenti normativi, cercando di pubblicare sul sito quanto previsto dalla normativa[3], applicando direi quasi pedissequamente le modalità prescritte (con la leggera frustrazione, da parte mia, di sapere che non sempre questo soddisferà le esigenze dei cittadini che, appunto, vedono le cose dall’esterno e seguono logiche che la PA non conosce).

Dall’altra ho personalmente cercato di “volgarizzare” l’attività comunale, passandola al vaglio della mia comprensione e ritraducendola per chi mi circonda e desidera capire.

In questa ottica, ho provato a scrivere i testi del sito comunale in un linguaggio più vicino a quello comune, e ho insistito a dare pubblicità ad alcuni momenti topici della vita amministrativa (essenzialmente le riunioni di consiglio) anche con mezzi poco istituzionali.

Focus: il Consiglio comunale

Un impegno banale, ma che ho cercato di seguire con costanza, è stato di usare facebook per creare un evento pubblico (quindi visibile a tutti) in occasione di ogni consiglio comunale a cui invitare, direttamente o tramite altri, tutti i cittadini che conosco. Lo stesso evento mi è servito poi per pubblicizzare gli atti che venivano discussi e dare notizia della pubblicazione della videoregistrazione del consiglio (che di solito va on line qualche giorno dopo il consiglio, anche se per il futuro spero riusciremo a restare entro le 24 ore).

La presenza di quest’amministrazione sui social network è stata fin dall’inizio oggetto di incertezze, se non riluttanza. Tale incertezza (che condivido solo in parte) è comunque comprensibile, dato che ogni atto dell’amministrazione implica delle responsabilità e deve essere ben ponderato. I social network commerciali, come facebook, sono un ambiente relativamente nuovo, non neutrale (sostanzialmente i cittadini pagano il servizio con i propri dati – in modo non sempre consapevole) e che richiede cautela[4].

Agendo a titolo personale, comunque, ho inteso evitare questo problema. E ho insistito ‑pur sapendo che si tratta di un lavoro secondario e marginale ‑ perché sono convinta che se vogliamo parlare con le persone, guadagnare la loro fiducia e ottenerne la partecipazione, dobbiamo andare lì dove sono (e facebook è certamente un luogo in cui sono) e fare lo sforzo di coinvolgerli e “interpellarli” quasi individualmente.

Sono anche convinta che la partecipazione e l’inclusione siano il risultato di politiche di “engagement” attive (non basta “pubblicare e aspettare” che la gente reagisca), che funzionano solo se preseguite nel lungo periodo e con costanza.

Questa iniziativa, che vorrei proseguisse, ha chiaramente dei limiti. Il primo è che mi consente di arrivare a una parte della popolazione che è un “sottoinsieme di un sottoinsieme” (le persone fra i miei contatti rispetto al totale di chi è su facebook rispetto al totale dei cittadini). Si tratta poi di un gruppo di persone selezionato da me, e non per iniziativa dei destinatari stessi e quindi a crescita limitata.

Per ovviare a questo problema, credo sia possibile migliorare il metodo usato finora, e creare due piattaforme, una sempre su facebook (come gruppo) e l’altra sul web “aperto” da dedicare in modo ancora più approfondito alle attività consiliari e delle commissioni. Anche questa piattaforma sarà “pubblica” e consentirà a chi lo desidera di “iscriversi” o “cancellarsi” come meglio preferisce. Consentirà inoltre di pubblicare più agevolmente documenti e spiegazioni.

Non mi aspetto necessariamente che altre persone (amministratori o no) ci lavorino insieme a me, però l’iniziativa sarà aperta al contributo volontario di consiglieri e delegati che desiderino promuovere una migliore comprensione delle decisioni di cui sono competenti.

Partecipazione attiva e passiva: due schede sintetiche

Come già detto, per poter contribuire all’attività amministrativa, il cittadino deve in primo luogo conoscere il funzionamento della macchina comunale, sia nei processi (le procedure), sia nelle azioni (gli atti). Deve quindi sapere non solo ciò che accade, ma anche come accade e cosa fare per far arrivare il proprio contributo.

Senza con questo voler interferire con gli adempimenti di legge che obbligano gli uffici a pubblicare determinate informazioni e atti, credo sarebbe utile preparare e pubblicare sul web (e eventualmente su altri media) due “guide sintetiche” per i cittadini, la prima relativa a come accedere alle informazioni (quindi, partecipare in modo passivo), la seconda a come intervenire con idee e proposte (quindi partecipare in modo attivo).

Me lo pongo come obiettivo di medio termine, vediamo come e con l’aiuto di chi (suggerimenti?)


[1] Un esempio tipico, mi sembra, è rappresentato dalla disposizione sull’accesso civico del decreto 33/2013, in cui si garantisce al cittadino il diritto di conoscere tutti gli atti oggetto di “obbligo di pubblicazione” (presumendo che il cittadino sappia quali sono, verifichi volta per volta se ciò che desidera conoscere rientra in questo elenco e sappia in che punto specifico del sito andarlo a cercare!).

[2] Penso alle distinzioni fra delibere, determine, mozioni, decreti ecc. nonché alle diverse prerogative e ruoli di uffici, consiglieri, assessori, consiglio e commissioni ecc.

[3] In ultimo il decreto sul riordino della trasparenza, dlgs 33/2013, ma non solo.

[4] Facebook è anche una piattaforma in continua evoluzione, secondo logiche che rispondono unicamente agli interessi commerciali della società, e quindi nessuno ci assicura che ciò che si può fare oggi sarà possibile anche domani. Per questo va seguita  con attenzione l’evoluzione dei cd. “media civici” come Airesis

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