Regione Lazio: open data, trasparenza, partecipazione


La pubblicazione di open data da parte di una pubblica amministrazione (ne ho parlato e scritto qui e qui) richiede certamente delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto un radicale cambiamento di mentalità.

Significa analizzare il proprio lavoro in modo quantitativo, e quindi rigoroso e verificabile (accountable!), esporre i meccanismi e i criteri che sottendono le decisioni di politica pubblica, riconoscere ai cittadini il ruolo di collaboratori attivi e critici piuttosto che di semplici beneficiari finali delle propria attività.

Finora ho la sensazione che non sia sempre andata così, e che molti esperimenti di liberazione dei dati siano stati condotti sottovalutando la necessità di capire (e far capire a dipendenti e cittadini) questo cambiamento. Ci si lancia negli open data come in tante altre “mode”, magari approfittando di finanziamenti e sperati benefici reputazionali, ma senza inserirli in una visione strategica complessiva.

Anche se è un po’ presto per dirlo, la Regione Lazio sembra per il momento allontanarsi da questo pericolo. Ne è una prova questo interessante seminario (webinar) di un’ora in cui viene presentato il portale open data della Regione Lazio (di prossima pubblicazione) insieme alla collegata iniziativa di formazione Accademia Open data Lazio. L’iniziativa è rivolta ai dipendenti pubblici della regione Lazio e degli enti territoriali, anche se i seminari, una volta svolti, verranno  messi on line a disposizione del pubblico.

Tutti e quattro gli interventi sono interessanti. In particolare, per me, è molto significativo quello iniziale (del segretario generale) che anticipa alcune importanti novità sulla pubblicazione dei dati sulla sanità, e quello finale di Gianni Dominici (ForumPA) che spiega le criticità dell’operazione di liberazione dei dati.

Ora si tratta di fare sì che l’interesse strategico di questa opportunità di formazione (gratuita e a distanza) venga percepito anche dagli amministratori dei Comuni laziali (politici e dirigenti). Ci riusciremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Habemus papam: un piano della trasparenza a Rignano Flaminio


habemus papam.2Il Comune di Rignano Flaminio ha finalmente un “Piano triennale per la trasparenza” pubblicato a questo link.

Premetto che il piano triennale è un obbligo previsto dalla normativa. Per motivi diversi (le raccomandazioni al riguardo sono cambiate un paio di volte dall’inizio del mandato nel 2011, e in questi tre anni si sono avvicendati già due segretari comunali) ci arriviamo solo ora, ma credo con un documento fatto bene e utile.

Mi sento di dire che è fatto bene anche perché NON l’ho redatto io, cosa che per me è un ulteriore motivo di soddisfazione. Sono convinta – ma lo dice anche la legge – che la “politica” non deve sostituirsi all’amministrazione, ma debba limitarsi a esercitare un ruolo di impulso.

Nel mio piccolo provo a farlo: infastidisco e sollecito, a volte mi rimbocco anche le maniche e faccio, però come obiettivo vorrei che le cose da fare le facessero materialmente e responsabilmente gli uffici, anche per instillare pratiche e riflessi che auspicabilmente resteranno a prescindere da chi governa, nell’interesse di tutti.

Abbiamo anche la fortuna di relazionarci con un segretario comunale molto serio, che crede in questo aspetto e quindi dà pieno supporto all’amministrazione nella politica sulla trasparenza.

Comunque al di là delle chiacchiere questo documento è interessante perché:

  • ribadisce l’aspetto funzionale della trasparenza: la trasparenza serve perché i cittadini possano esercitare il controllo. Non è quindi un mero adempimento formale (deviazione sempre in agguato nella cultura italiana), né un obiettivo puramente ideologico.
  • prevede con precisione, esplicitandole, le responsabilità dei diversi uffici
  • prevede controlli periodici (che ci saranno)
  • dà ampio risalto all’istituto dell’accesso civico e al coinvolgimento dei cittadini (speriamo di organizzare due giornate sulla trasparenza nel 2015)

E qui siamo coinvolti tutti. L’accesso civico è uno strumento sicuramente  imperfetto, però esiste e va sfruttato. Il controllo dei cittadini è una forma di partecipazione fondamentale e sollecitare la produzione e pubblicazioni di informazioni in settori come l’ambiente, le finanze, l’organizzazione, le spese sociali e altro serve sia ai cittadini, sia  a chi amministra (che è utilmente costretto a vedere quello che fa con occhio esterno e critico).

Quindi seguiamo e sollecitiamo. Intanto, sono a disposizione per ulteriori chiarimenti  su questo strumento e vi auguro buona lettura 🙂

PS E se vi ho minimamente incuriosito e volete approfondire, sull’accesso civico leggete qui cosa è e come usarlo.

Cultura, spesa variabile


spese in cultura_variabili

Da questo mese collaboro con la rivista locale (cartacea!) Il Nuovo magazine. E’ una cosa che mi fa molto piacere, perché condivido il progetto editoriale finalizzato a promuovere un’informazione locale basata sui fatti e pensata per l’intera area Roma nord (Cassia -Tiberina-Flaminia).

Curerò una rubrica sui dati delle politiche comunali, ma scriverò anche di altro a seconda delle necessità.

Nel primo numero, ho analizzato le spese in cultura dei vari Comuni della nostra area, basandomi sui dati di Openbilanci. Il primo dato, che salta agli occhi, riguarda la variabilità di questa voce di spesa.

E la domanda è: perché dieci Comuni di medie dimensioni e con un’evoluzione demografica che tende ad avvicinarli, più che a dividerli, non pianificano le attività culturali assieme? L’articolo in pdf è scaricabile qui: Numeri in Comune