Contr’ordine compagni, l’uomo nero non abita qui


In questi giorni sono scaduti i termini per l’impugnazione della seconda sentenza di assoluzione nel caso della Olga Rovere. Il caso dell'”asilo dei mostri ” si è quindi chiuso nel solo modo ragionevolmente possibile, con un’assoluzione di tutti gli imputati perché “il fatto non sussiste”.

Per celebrare questo avvenimento, segnalo un articolo de Il Post che tempo fa ha pubblicato una rassegna dei titoli di giornali nel 2007, curata da Claudio Cerasa. Vi assicuro che vale la pena di leggerlo.articoli

uomo neroAnche il libro scritto da Cerasa nel 2007, riletto ora contiene un sacco di informazioni interessanti. E’ acquistabile qui

La domanda che ci facciamo in molti è “chi ripagherà quanti sono stati ingiustamente coinvolti?”

La risposta è nessuno. In parte perché non c’è riparazione possibile per il tempo e le sofferenze subite. In parte perché nel nostro paese raramente chi sbaglia nelle istituzioni paga per il proprio errore.

Sarebbe bello se chi all’epoca ha giudicato troppo in fretta e senza elementi ammettesse il proprio errore e si impegnasse per evitare che tragedie del genere  si ripetano. Mi riferisco alle autorità politiche, mediche e scolastiche, ma anche ai giornalisti e a tante persone normali. Non credo succederà.

Il “drammatico precedente”


Credo che pochi a Rignano Flaminio abbiano dimenticato la sofferenza collettiva cominciata il 25 aprile 2007. Una mattina ci svegliamo per  andare in ufficio e accompagnare i bambini a scuola, e la radio, i giornali, la televisione ci urlano con sicurezza e crescente livello di dettaglio che il nostro paese è teatro di crimini gravissimi, e che tre maestre stimate e conosciute da tutti sono in verità dei mostri che, d’accordo fra loro e senza che nessuno di noi se ne accorgesse, hanno seviziato e violentato i nostri bambini.

Le accuse sono certe, i magistrati sicuri, l’impianto accusatorio solido e inequivocabile. A mano a mano che passano le ore e i giorni ci sentiamo dire con crescente sicurezza che ci sono le intercettazioni, ci sono i filmati, e i bambini parlano e dicono la verità (anche perché i bambini dicono sempre la verità, e guai a dubitarne).

Passano i mesi, le maestre escono dal carcere (dove erano state gettate nell’ignominia generale) e l’impianto accusatorio comincia a dare qualche segnale di debolezza. Le intercettazioni non contengono niente di utile (anzi), i filmati erano stati girati dai genitori (e si rivelano invece un boomerang dato che evidenziano inconsapevoli pressioni sui bambini ad accusare più che accuse spontanee), i medici non confermano, ma al contrario negano sintomi e segni di abusi.

E poi le analisi scientifiche dei RIS rivelano il nulla, negli incidenti probatori qualche bambina si fa scappare un “me l’ha detto la mamma” e i più, anche nella stampa, cominciano a capire che forse l’accusa non ha tutte queste certezze, forse i colpevoli per forza – che dovevamo gettare in carcere buttando via la chiave ‑tanto colpevoli non sono.

Però pazienza, il processo si fa lo stesso e dura altri anni. Vengono ascoltati testimoni, pediatri, altri genitori, altre maestre, si fanno perizie e, soprattutto, si ascoltano i bambini. E nel 2012 il tribunale di Tivoli, dopo aver pazientemente ascoltato ed esaminato, emette la tanto attesa sentenza: gli imputati sono assolti perché il fatto non sussiste. A Rignano non è successo niente (per fortuna).

Gli anni continuano a passare, e (con calma, per carità) la procura decide comunque di impugnare l’assoluzione, sia pure manifestando un chiaro arretramento. Dalla sicurezza con cui si era concluso il primo grado (con la richiesta di 12 anni di reclusione per tutti) ora si abbassa il prezzo, forse sperando di concludere l’affare: tutti assolti tranne due. Si ammette l’errore, insomma, ma solo in parte.

E vabbé, che ci vogliamo fare. Anche così funziona la giustizia, abbiamo cominciato a capirlo. Ci vuole tempo, ma  i fatti oramai sono sostanzialmente chiari e si tratta di far passare l’appello e forse la cassazione. Ma ormai possiamo stare tranquilli, giusto?

E invece no, tranquilli mai. L’Italia è un paese senza memoria, e scarsissima professionalità: una mattina ci alziamo per andare in ufficio (i ragazzi sono cresciuti e a scuola ci vanno da soli) e rileggiamo su un giornale (e non un giornale qualsiasi, ma il Corriere della sera) che Rignano è ancora ferma a quel 25 aprile del 2007.

drammatico precedenteA Monterosi una maestra è accusata di maltrattamenti, e il giornalista disattento non si lascia suggire l’occasione di citare il “drammatico precedente” di Rignano, e le accuse di sevizie “a danno di una ventina di bambini fra i tre e cinque anni”. Così senza il benché minimo contesto, senza alcuna menzione delle faticosissime vicende che hanno seguito le accuse.

E noi che sappiamo come sono andate le cose, e non abbiamo dimenticato, ci ritroviamo a chiederci: che si fa? Scriviamo al giornale, all’ordine dei giornalisti, protestiamo nei commenti, ci arrendiamo? Un po’ di tutto. Non so se qualcuno ha scritto all’ordine, al giornale scrivo anche  io (tramite twitter che nel 2007 non c’era), mentre sull’articolo on line appaiono dei commenti che evidenziano l’errore.

corriere

E così, d’incanto, l’articolo cambia (anche se non posso provarlo  – non ho avuto l’accortezza di fotografare l’articolo come pubblicato il 7 marzo). Al paragrafo sul drammatico precedente viene aggiunta una frasetta e, improvvisamente fra le righe, si ricorda per inciso che in verità il caso di Rignano si è concluso e che le maestre sono state assolte con formula piena. Ma guarda un po’.

Vittoria? Io dico di no,  perché non ci sono vittorie in questa storia. Questo ormai lo abbiamo capito.

Io sono qui


In questi giorni, mentre fra persone normali ed equilibrate impazzano le sfide su Ruzzle, in famiglia noi ci divertiamo così, confrontando le nostre posizioni su  Voisietequi, lo strumento per le politiche del 2013 sviluppato da  Openpolis.

Partecipare è facile, basta esprimere la propria posizione su 25 temi al centro del dibattito politico recente e confrontarla con quella dei partiti che andremo a votare: sei favorevole all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti? E alla fecondazione eterologa? Cosa pensi della flexsecurity? Ogni domanda è accompagnata da un breve testo di approfondimento che spiega i pro e i contro, come argomentati da chi è favorevole e contrario, e una sezione del sito è dedicata a un forum fra i partecipanti. Forse, come obiettano alcuni, si tratta di un giochino un po’ semplificato. Ma è meglio delle chiacchiere al bar, no?

E, vi assicuro, discutere con il proprio figlio quindicenne dei pro e contro della TAV non ha prezzo!

io sono qui

PS: Le mi risposte sono queste (i link per ogni argomento portano al forum):

1. Abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. So bene che l’opzione opposta (nessun finanziamento) presenta dei problemi a sé. Chiunque segua un po’ la politica americana, conosce il rischio di un’ingerenza dei ricchi e potenti in politica. Però credo che in Italia  abbiamo bisogna di una netta inversione di tendenza in questo campo. Come cittadina, sono stanca di finanziare strutture autoreferenziali che non hanno nessun bisogno di confrontarsi con il consenso attivo dei cittadini. Molto favorevole.

2. Diritto di cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia:  Gli stranieri sono un’opportunità, non un problema. E l’Italia è un paese multietnico. Punto. Molto favorevole.

3.Fermare il consumo del territorio,bloccando la costruzione di nuove aree urbanistiche, per puntare al recupero di quelle esistenti, tutelando i terreni destinati all’agricoltura: Penso che l’idea di recuperare e manutenere l’esistente abbia senso, ma ho dubbi sull’ideologia anticonsumistica in quanto tale.  Tendenzialmente favorevole.

4. Rivedere la normativa  sul conflitto di interessi. Favorevole

5. Introdurre, per i patrimoni sopra 700.000 euro, una tassazione sulle rendite finanziarie quali: obbligazioni delle aziende e titoli di Stato, azioni e partecipazioni in società di capitali, fondi di investimento, depositi bancari. Credo sia un problema più complesso di quanto appare, non ho una posizione definitiva, però nel frattempo sono Tendenzialmente contraria

6. Abolire l’IMU (Imposta Municipale Unica) sulla prima casa per tutti. Anche qui, mi sembra un problema complesso. Come principio, preferisco pagare una tassa sulla casa, e concentrare la pressione politica perché si trovino i soldi per pagare i sussidi di disoccupazione, finanziare la sanità pubblica ecc.  Tendenzialmente contraria

7. Rispettare il pareggio di bilancio strutturale dello Stato e mantenere gli impegni presi in sede europea con il trattato Fiscal Compact. Non c’è bisogno solo di rigore, però sono favorevole

8. Facilitare il rilascio delle concessioni per le trivellazioni e le estrazioni di gas e petrolio. I combustibili fossili vanno abbandonati, meglio concentrasi sulle fonti alternative Tendenzialmente contraria

9. Consentire anche in Italia la fecondazione eterologa: Favorevole

10. Trattenere in ambito regionale il 75% del gettito fiscale versato dai cittadini: Tendenzialmente contraria

11. Confermare il programma per il finanziamento e l’acquisizione del cacciabombardiere di ultima generazione Joint Strike Fighter (F35): Sono Tendenzialmente contraria

12. Rafforzare le istituzioni europee attraverso una progressiva cessione di sovranità da parte degli Stati membri, l’elezione popolare diretta del Presidente della Commissione europea, e ampliando la potestà legislativa del Parlamento europeo: Proseguire l’integrazione europea è prioritario.  Molto favorevole

13. Riconoscere con legge la dichiarazione anticipata di trattamento – o testamento biologico. Molto favorevole

14. Introdurre norme che consentano di punire con pene severe il reato del falso in bilancio: Favorevole

15. Ridefinire il sistema istituzionale italiano affinché dall’attuale Repubblica Parlamentare si vada nella direzione di un Presidenzialismo, con maggiori poteri al Governo e l’elezione diretta del Presidente della Repubblica: Non è dando maggiori poteri all’esecutivo che usciremo dall’impasse attuale. Dobbiamo essere governati da persone più credibili,  e per questo è necessario che anche in politica ci siano più concorrenza e meno rendite. Tendenzialmente contraria  

16. Riconoscere giuridicamente le unioni civili tra conviventi, a prescindere dal loro orientamento sessuale, equiparandone il trattamento a quello dei coniugi. Sono ovviamente Favorevole

17. Rendere incompatibile per il Parlamentare il cumulo di cariche pubbliche – ministro, sindaco, assessore, consigliere comunale o provinciale, presidente di provincia – e l’esercizio di professioni private. Molto favorevole

18. Introdurre un regime di responsabilità civile effettiva dei magistrati nei confronti dei cittadini danneggiati da atti o provvedimenti giudiziari posti in essere con dolo o colpa grave. Il deficit di diritti implicito nel nostro sistema giudiziario è uno dei problemi fondamentali di questo paese e va attaccato su più fronti. Sicuramente questo ne è uno.  Molto favorevole

19. Introdurre una legge – simile al Freedom Of Information Act degli Stati Uniti e di altri paesi – che garantisca il diritto dei cittadini di accedere liberamente e senza restrizioni agli atti e alle informazioni della Pubblica Amministrazione assicurando la totale trasparenza. Non ci può essere parità fra Stato e cittadini senza parità informativa. Molto favorevole

20. Introdurre un reddito minimo garantito – almeno 600 euro – per il sostegno economico alle persone disoccupate, inoccupate o precariamente occupate con reddito inferiore a 7200 euro annui. Molto favorevole

21. Introdurre un “buono” – o credito di imposta – per scuola ed università per favorire la libertà di scelta educativa delle famiglie tra istituti pubblici e privati. La concorrenza fa bene. Sono tendenzialmente favorevole

22. Aprire al mercato i settori chiusi dell’economia, in particolare dove resistono ancora monopoli o oligopoli pubblici, a partire da scuola, università, poste, energia e servizi pubblici locali La concorrenza fa bene. Sono molto favorevole

23. Realizzare la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione – TAV Torino Lione. Favorevole

24. Sperimentare in materia di lavoro la flexsecurity con un contratto a tempo indeterminato più flessibile che coniughi la maggiore facilità di licenziamento per le imprese con la migliore sicurezza e tutela del lavoratore licenziato, con il sostegno al reddito, il ricollocamento, la tutela pensionistica, ecc. Il nostro sistema offre solo finte garanzie e non adeguato a un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’approccio va cambiato. Molto favorevole

25. Attuare provvedimenti di clemenza come l’amnistia e l’indulto per alleviare il sovraffollamento della carceri e permettere interventi strutturali per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti. La situazione carceraria richiede un intervento coraggioso. L’amnistia è un provvedimento difficile da spiegare, ma necessario. Molto favorevole

Carceri e giustizia: la storia infinita


La riforma della giustizia, fra realtà, principi e tabù

Praticamente chiunque abbia avuto a che fare in modo diretto con la giustizia italiana ha lamentele da esporre sulla sua mancanza di efficienza o equità. In parte, è normale che sia così: la giustizia ha il compito di reprimere gli “errori” dei cittadini (i reati), ed essere oggetto di repressione non piace a nessuno. Anche le accuse di inefficienza spesso mosse alla magistratura assomigliano, a prima vista, a quelle che colpiscono altri rami dell’amministrazione pubblica, da molti percepita come eccessivamente burocratica e autoreferenziale.

Un’anomalia tutta italiana

Esistono tuttavia alcune caratteristiche del nostro sistema giudiziario per cui il problema segnalato dall’insoddisfazione dei cittadini supera la soglia della “normalità”, assumendo una natura strutturale difficilmente correggibile senza dei veri e propri interventi di riforma.

Fra queste figura l’obbligatorietà dell’azione penale, un concetto di non immediata comprensione per i profani, che però influisce in misura sostanziale e diversificata sul funzionamento del nostro sistema.

Con obbligatorietà dell’azione penale si definisce un principio fissato dall’art. 112 della Costituzione, finalizzato ad assicurare l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Tale obbligo ‑ che non esiste in questa forma in nessun altro paese di consolidata democrazia ‑ mira ad assicurare la perfetta indipendenza del pubblico ministero da qualsiasi influenza esterna ed è riconducibile al desiderio dei costituenti di evitare alla magistratura della nuova Repubblica i condizionamenti del ventennio fascista (è forse indicativo che l’unica altra democrazia europea ad avere mai applicato un sistema analogo – solo fino agli anni Settanta ‑ sia proprio la Germania).

L’obbligatorietà genera irresponsabilità…

Il problema però è che questa “perfetta indipendenza” ha come corollario una sostanziale irresponsabilità. Proprio perché il pm è costituzionalmente obbligato a indagare e perseguire qualsiasi notizia di reato (ogni sua azione è di fatto un “atto dovuto”), egli non può mai essere considerato responsabile degli eventuali danni o conseguenze che le sue azioni hanno sui cittadini ingiustamente indagati, anche quando ‑ dopo mesi o anni ‑ tali azioni risultano del tutto infondate o ingiustificate.

Manca, quindi, a un livello molto strutturale l’incentivo ad avvertire la responsabilità delle proprie azioni e a non commettere errori.

Inoltre, l’obbligatorietà di perseguire tutti i reati è un principio perfetto in teoria, ma inattuabile nella realtà, che porta in sé il germe della discrezionalità. Dovendo dar seguito a tutte le denunce, ma non potendolo fare nella pratica (perché sottoposti a oggettivi vincoli di fondi, tempo e risorse umane) si è naturalmente costretti a operare delle scelte, che però – in quanto teoricamente non previste ‑ non devono sottostare ad alcun criterio esplicito e controllabile da altri.

L’impossibilità pratica di perseguire tutti i reati non è un’opinione, bensì una realtà esplicitamente riconosciuta da soggetti autorevoli, in diverse occasioni. Un esempio recente proviene dalla Francia, dove nel 1997, una commissione ad hoc voluta da Chirac ha studiato la possibilità di introdurre l’obbligatorietà dell’azione penale nel sistema francese.

…ed è mera affermazione di principio

Al termine dei suoi lavori tale Commissione è giunta alla conclusione che nessun paese era mai riuscito, né sarebbe mai riuscito, a perseguire tutti i reati e che chiedere a un pubblico ministero di attuare tale inapplicabile principio equivaleva a chiamarlo a “fare scelte di priorità” in una materia (la politica criminale) che invece deve essere assoggettata al controllo democratico.

Già nel 1941, il futuro giudice della Corte Suprema USA Jackson individuava nella discrezionalità associata all’assenza di controllo democratico un importante pericolo morale, dato che: “se si lascia al pubblico ministero la possibilità di scegliere i casi da perseguire, gli si dà anche quella di scegliere le persone da perseguire”. Più di recente e più vicino a noi, un’indagine del 1999 (Anatomia della magistratura italiana, Morisi) indica che ben 6 magistrati su 10 riconoscono che l’obbligatorietà dell’azione penale non è effettivamente applicata nella realtà.

Mille proposte, nessuna soluzione

Irresponsabilità e discrezionalità sono caratteristiche che hanno implicazioni importanti sotto il profilo della democrazia. È per questo che, da anni, la proposta di abolire l’obbligatorietà dell’azione penale fa capolino nel dibattito sulla riforma del sistema giudiziario, insieme a quella sulla separazione delle carriere. A gennaio 2009, tale proposta è stata inclusa in una mozione parlamentare presentata da Rita Bernardini (PD-Radicali) e approvata dal Parlamento. In questo inizio 2010, il governo Berlusconi ricomincia a fare pressioni per una riforma, ma non è chiaro con che finalità e in che direzione. E la sinistra sembra vivere passivamente questa necessità, spesso arroccandosi su una difesa d’ufficio della magistratura, che a sua volta si chiude in una indignata negazione delle anomalie italiane (che tuttavia anche Falcone aveva riconosciuto).

Come ben dimostra il ventaglio di opzioni diverse applicate da altri ordinamenti democratici più maturi del nostro, il problema dell’azione penale e dell’efficienza della giustizia non è di immediata soluzione, ma i rischi posti da questo stato di cose minacciano potenzialmente ciascuno di noi.

Questo articolo trae ampio spunto dalla relazione del prof. Di Federico al Convegno “Obbligatorietà dell’azione penale nell’Italia 2008: un tabù da superare”, organizzato nel settembre 2008 a Roma dai radicali