L’utilizzo dei fondi europei nell’area Roma Nord


fondi-europei

I fondi europei sono una realtà di cui sentiamo molto parlare in astratto, ma che resta abbastanza distante dal dibattito politico locale. Sappiamo che questi fondi esistono, e che l’Italia è abbastanza incapace di utilizzarli a pieno. Ma ci sfuggono spesso sia il grado di utilizzo di queste opportunità da parte delle nostre comunità locali, sia i risultati concreti del loro utilizzo.

Per rispondere in parte a questa “lacuna” ho analizzato i dati del portale Opencoesione per descrivere il ricorso ai fondi nei comuni della nostra area (Roma nord). Ne è venuto fuori a sorpresa che la comunità di Monterotondo (intesa come Comune e imprese) è particolarmente brava ad ottenere fondi, e che questo risultato non è casuale, ma dipende da un’azione mirata e longimirante che va avanti da anni.

L’articolo è pubblicato sul magazine Il Nuovo ed è scaricabile qui in formato pdf: Fondi europei

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Habemus papam: un piano della trasparenza a Rignano Flaminio


habemus papam.2Il Comune di Rignano Flaminio ha finalmente un “Piano triennale per la trasparenza” pubblicato a questo link.

Premetto che il piano triennale è un obbligo previsto dalla normativa. Per motivi diversi (le raccomandazioni al riguardo sono cambiate un paio di volte dall’inizio del mandato nel 2011, e in questi tre anni si sono avvicendati già due segretari comunali) ci arriviamo solo ora, ma credo con un documento fatto bene e utile.

Mi sento di dire che è fatto bene anche perché NON l’ho redatto io, cosa che per me è un ulteriore motivo di soddisfazione. Sono convinta – ma lo dice anche la legge – che la “politica” non deve sostituirsi all’amministrazione, ma debba limitarsi a esercitare un ruolo di impulso.

Nel mio piccolo provo a farlo: infastidisco e sollecito, a volte mi rimbocco anche le maniche e faccio, però come obiettivo vorrei che le cose da fare le facessero materialmente e responsabilmente gli uffici, anche per instillare pratiche e riflessi che auspicabilmente resteranno a prescindere da chi governa, nell’interesse di tutti.

Abbiamo anche la fortuna di relazionarci con un segretario comunale molto serio, che crede in questo aspetto e quindi dà pieno supporto all’amministrazione nella politica sulla trasparenza.

Comunque al di là delle chiacchiere questo documento è interessante perché:

  • ribadisce l’aspetto funzionale della trasparenza: la trasparenza serve perché i cittadini possano esercitare il controllo. Non è quindi un mero adempimento formale (deviazione sempre in agguato nella cultura italiana), né un obiettivo puramente ideologico.
  • prevede con precisione, esplicitandole, le responsabilità dei diversi uffici
  • prevede controlli periodici (che ci saranno)
  • dà ampio risalto all’istituto dell’accesso civico e al coinvolgimento dei cittadini (speriamo di organizzare due giornate sulla trasparenza nel 2015)

E qui siamo coinvolti tutti. L’accesso civico è uno strumento sicuramente  imperfetto, però esiste e va sfruttato. Il controllo dei cittadini è una forma di partecipazione fondamentale e sollecitare la produzione e pubblicazioni di informazioni in settori come l’ambiente, le finanze, l’organizzazione, le spese sociali e altro serve sia ai cittadini, sia  a chi amministra (che è utilmente costretto a vedere quello che fa con occhio esterno e critico).

Quindi seguiamo e sollecitiamo. Intanto, sono a disposizione per ulteriori chiarimenti  su questo strumento e vi auguro buona lettura 🙂

PS E se vi ho minimamente incuriosito e volete approfondire, sull’accesso civico leggete qui cosa è e come usarlo.

Cultura, spesa variabile


spese in cultura_variabili

Da questo mese collaboro con la rivista locale (cartacea!) Il Nuovo magazine. E’ una cosa che mi fa molto piacere, perché condivido il progetto editoriale finalizzato a promuovere un’informazione locale basata sui fatti e pensata per l’intera area Roma nord (Cassia -Tiberina-Flaminia).

Curerò una rubrica sui dati delle politiche comunali, ma scriverò anche di altro a seconda delle necessità.

Nel primo numero, ho analizzato le spese in cultura dei vari Comuni della nostra area, basandomi sui dati di Openbilanci. Il primo dato, che salta agli occhi, riguarda la variabilità di questa voce di spesa.

E la domanda è: perché dieci Comuni di medie dimensioni e con un’evoluzione demografica che tende ad avvicinarli, più che a dividerli, non pianificano le attività culturali assieme? L’articolo in pdf è scaricabile qui: Numeri in Comune

Pendolaria


roma nordAnche quest’anno (era già successo qualche tempo fa), il Comitato Pendolari Roma Nord ha organizzato un incontro pubblico sulla ferrovia Roma-Civita Castellana, a cui ha invitato — oltre a rappresentanti dei gestori Atac, Cotral e della Regione Lazio — anche i sindaci di tutti i Comuni attraversati dalla linea.

Ci sono tornata anche io, perché, pur non essendo pendolare, so per esperienza indiretta (tre figli che vanno a scuola a Roma) che le condizioni del servizio sono inaccettabili. In più, e più in generale, sono convinta che questo treno rappresenti un problema prioritario nella nostra area, a cui si dà troppa poca attenzione.

All’incontro erano presenti una sessantina di persone più una decina di organizzatori, i rappresentanti di Legambiente e diversi sindaci (fra cui Di Lorenzi di Rignano Flaminio, Menichelli di Sant’Oreste e Riccieri di Riano). Assenti Regione Lazio, Atac (che ha mandato una lettera di scuse), Cotral e Comune di Roma.

Per chi vuole i dettagli, rimando al resoconto degli organizzatori, alla ripresa di Radio Rokka e ai video di Gianfranco Lelmi.  Qui invece i fatti come li ho percepiti io e le mie riflessioni.

I fatti

In sintesi, i pendolari hanno ribadito i problemi già evidenziati in altre occasioni: orari incerti e insufficienti, scarsa sicurezza, mancanza di comunicazione e di attenzione ai clienti, disattenzione ai disabili e tolleranza all’evasione. Legambiente ha una volta di più evidenziato le potenzialità della ferrovia anche come veicolo di un turismo sostenibile. I sindaci, presenti in gran numero, hanno sostanzialmente spiegato di essere d’accordo con i cittadini, ma di non riuscire ad ottenere niente.

Come la volta scorsa, ho notato la puntualità delle osservazioni mosse dai pendolari (tutto è calcolato e documentato) e lo spirito costruttivo, ancorché critico, con cui svolgono la loro azione.

Per quanto riguarda gli interventi dei sindaci, questi riflettono tutti una sostanziale assenza di peso contrattuale nei rapporti con le amministrazioni di livello superiore. In particolare, mi ha colpito il resoconto di Commissari, sindaco di Morlupo, che ha raccontato di aver proposto anni fa la costruzione di un parcheggio di scambio (su terreno offerto gratuitamente dal suo Comune) per un importo dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Espletate le pratiche (delibere consiliari ecc.) per avviare l’opera, Commissari ha ricevuto dal suo interlocutore (provincia o regione, non ricordo) un progetto dell’ordine di milioni di euro, chiaramente più faraonico del necessario e non sostenibile per il suo comune (e quindi abbandonato).

Le riflessioni: e l’Europa?

Io spero che l’azione del Comitato continui, anche focalizzandosi su pochi obiettivi concreti, da ottenere un passo alla volta. Un prossimo incontro è previsto per il 5 giugno, alla Conferenza dei sindaci che si terrà a Fiano Romano.

Mi chiedo inoltre se non sia possibile adire l’Europa (con una qualche procedura di infrazione o petizione), per costringere le autorità italiane a prendere atto delle lamentele dei cittadini.

Un lavoro molto interessante su questo è svolto da tempo dall’associazione Radicali Roma, che a marzo ne ha parlato nel convegno Roma chiama Europa, offrendo spunti molto interessanti. Io un’occhiata ce la darei.

Le riflessioni: e la politica?

Ho grande considerazione per il lavoro di sindaco, ma la descrizione dei rapporti fra sindaci e regione mi induce ad una riflessione un po’ impietosa e più ampia.

Ma le persone (assessori e consiglieri regionali) che ora non rispondono ai sindaci e ai dirigenti politici locali non sono stati eletti proprio con i voti o preferenze che questi stessi politici locali rastrellano sul territorio?

Non è quindi il loro sistema di selezione degli eletti che deve essere rimesso in discussione? Se io raccolgo voti per la persona che spero faccia **favori** al mio territorio (sic), anziché una che so che promuoverà con correttezza gli interessi comuni, posso poi stupirmi se, al momento di fare una scelta, verranno privilegiati “rastrellatori di voti” più pesanti di me? (E le imprese hanno sicuramente pesi maggiori rispetto agli amministratori e dirigenti politici locali, a destra e a sinistra).

Ho ancora in mente le recenti elezioni regionali, e ho appena letto il libro Default Lazio, dove gli incentivi perversi della politica regionale appaiono in tutto il loro splendore, e quindi la domanda è ancora più vivida.

Come sempre, mi chiedo, quanto possiamo andare avanti con questa storia? Perché a me sembra che il tempo per cambiare questo modo di fare politica sia sempre meno.

Sindrome dell’Aventino, rottamazione selettiva e altri pessimismi


aventino2Disclaimer: Questo è un post della serie “Assemblea PD Lazio”, e quindi dedicato agli amanti del genere.

Venerdì 21 marzo ho partecipato alla seconda riunione dell’Assemblea del PD Lazio, uscita dalle primarie regionali del 16 febbraio scorso.

L’obiettivo della seduta era di concludere le formalità legate all’insediamento della nuova dirigenza, interrotte dai problemi insorti durante la prima riunione, e quindi come da Statuto procedere all’elezione della direzione, della commissione di garanzia e del tesoriere.

L’assemblea è iniziata con l’intervento di Marco Guglielmo, uno dei tre candidati alla segreteria regionale, che ci ha spiegato la sua decisione di non partecipare ai lavori dell’assemblea fintanto che la situazione — a suo avviso illegittima — che si è creata con l’elezione di un presidente estraneo all’assemblea non sarà chiarita.

In buona sostanza — ci ha spiegato — il gruppo degli eletti nelle sue liste ha già cominciato a lavorare, ha tantissime idee e progetti, ma per il momento si autosospende e non parteciperà ai lavori (ha però indicato i nominativi della sua “quota” da inserire nella direzione). Inutile dire che trovo tutto questo molto aventiniano, spero che Guglielmo e i suoi abbiano un ruolo più stimolante in futuro (e in verità ci conto), ma per il momento si lavora così.

Fabio Melilli ha nuovamente risposto alle obiezioni relative all’elezione del Presidente, tralasciando però di dire l’unica cosa che, a mio modo di vedere, avrebbe tagliato la testa al toro, ovvero spiegare perché la candidatura di Liliana Mannocchi merita di essere sostenuta a prescindere dalla sua appartenenza o meno all’assemblea. So di avere delle pretese ingenue, però se l’obiezione sollevata dalle minoranze è, come credo e come Melilli deve pensare, pretestuosa, allora l’unica risposta di cambiamento possibile è una spiegazione della scelta nel merito, uscendo dalla palude dell’applicazione formale delle regole.

Non è successo, e me ne dispiace. Nel suo intervento Melilli si è anche riproposto di attribuire un ruolo più attivo all’assemblea, promuovendo una sua maggiore partecipazione all’elaborazione politica (non so se in chiave consultiva o propositiva, ma non lo ha chiarito).

Avere “un’assemblea che lavora” (l’espressione è di Agatino Grillo) mi sembra indispensabile, anche in un’ottica di un maggiore coinvolgimento dei circoli e degli elettori, e dato che questo obiettivo coincide con un’idea che ho da tempo (e che ho espresso qui), ho deciso insieme ad Agatino e altri eletti di presentare una proposta precisa su come raggiungerlo. Suggerimenti benvenuti.

Dulcis in fundo, i membri della direzione e della commissione di garanzia del PD Lazio sono elencati qui. Sono 68 e in questa lista è compreso Stefano Pedica, un politico italiano dalla carriera variopinta e movimentata che sinceramente non mi aspettavo di ritrovare.

Che dire, chiaramente la rottamazione del PD riguarda (a fatica) i suoi dirigenti, ma non si applica a quelli degli altri partiti che confluiscono indisturbati al suo interno.  Non è una buona cosa.

Voyage au bout de la nuit: prima assemblea del PD Lazio


Sabato 15 marzo ho partecipato alla mia prima assemblea del PD Lazio. Come ho raccontato altrove, mi aspettavo di partecipare a un incontro in cui tutto era già sostanzialmente deciso, e invece non è stato così.

Come racconta molto bene un’altra matricola, Agatino Grillo (a cui rimando per i fatti), l’elezione del Presidente è avvenuta tra mille contrasti, e quella della Direzione è rimandata a una prossima seduta.

Tutto questo non mi è piaciuto. Anche se sono per natura ed esperienza molto empatica con le esigenze delle minoranze, trovo che non ci sia niente di democratico nell’impedire i lavori di un’assemblea, o nel pretendere di eleggere un presidente se non si hanno i numeri.

Stare in minoranza è difficile (lo so bene), ma la democrazia viene prima e “fare caciara” non è certo lo strumento più efficace per far valere le proprie ragioni (ammesso che ci siano, e che non siano inconfessabili come si ventila qui).

Insomma, primo inizio abbastanza fallimentare, ma non ci scoraggiamo. Alla neo eletta presidente, Liliana Mannocchi, vanno comunque i miei auguri di buon lavoro.

 

Il “drammatico precedente”


Credo che pochi a Rignano Flaminio abbiano dimenticato la sofferenza collettiva cominciata il 25 aprile 2007. Una mattina ci svegliamo per  andare in ufficio e accompagnare i bambini a scuola, e la radio, i giornali, la televisione ci urlano con sicurezza e crescente livello di dettaglio che il nostro paese è teatro di crimini gravissimi, e che tre maestre stimate e conosciute da tutti sono in verità dei mostri che, d’accordo fra loro e senza che nessuno di noi se ne accorgesse, hanno seviziato e violentato i nostri bambini.

Le accuse sono certe, i magistrati sicuri, l’impianto accusatorio solido e inequivocabile. A mano a mano che passano le ore e i giorni ci sentiamo dire con crescente sicurezza che ci sono le intercettazioni, ci sono i filmati, e i bambini parlano e dicono la verità (anche perché i bambini dicono sempre la verità, e guai a dubitarne).

Passano i mesi, le maestre escono dal carcere (dove erano state gettate nell’ignominia generale) e l’impianto accusatorio comincia a dare qualche segnale di debolezza. Le intercettazioni non contengono niente di utile (anzi), i filmati erano stati girati dai genitori (e si rivelano invece un boomerang dato che evidenziano inconsapevoli pressioni sui bambini ad accusare più che accuse spontanee), i medici non confermano, ma al contrario negano sintomi e segni di abusi.

E poi le analisi scientifiche dei RIS rivelano il nulla, negli incidenti probatori qualche bambina si fa scappare un “me l’ha detto la mamma” e i più, anche nella stampa, cominciano a capire che forse l’accusa non ha tutte queste certezze, forse i colpevoli per forza – che dovevamo gettare in carcere buttando via la chiave ‑tanto colpevoli non sono.

Però pazienza, il processo si fa lo stesso e dura altri anni. Vengono ascoltati testimoni, pediatri, altri genitori, altre maestre, si fanno perizie e, soprattutto, si ascoltano i bambini. E nel 2012 il tribunale di Tivoli, dopo aver pazientemente ascoltato ed esaminato, emette la tanto attesa sentenza: gli imputati sono assolti perché il fatto non sussiste. A Rignano non è successo niente (per fortuna).

Gli anni continuano a passare, e (con calma, per carità) la procura decide comunque di impugnare l’assoluzione, sia pure manifestando un chiaro arretramento. Dalla sicurezza con cui si era concluso il primo grado (con la richiesta di 12 anni di reclusione per tutti) ora si abbassa il prezzo, forse sperando di concludere l’affare: tutti assolti tranne due. Si ammette l’errore, insomma, ma solo in parte.

E vabbé, che ci vogliamo fare. Anche così funziona la giustizia, abbiamo cominciato a capirlo. Ci vuole tempo, ma  i fatti oramai sono sostanzialmente chiari e si tratta di far passare l’appello e forse la cassazione. Ma ormai possiamo stare tranquilli, giusto?

E invece no, tranquilli mai. L’Italia è un paese senza memoria, e scarsissima professionalità: una mattina ci alziamo per andare in ufficio (i ragazzi sono cresciuti e a scuola ci vanno da soli) e rileggiamo su un giornale (e non un giornale qualsiasi, ma il Corriere della sera) che Rignano è ancora ferma a quel 25 aprile del 2007.

drammatico precedenteA Monterosi una maestra è accusata di maltrattamenti, e il giornalista disattento non si lascia suggire l’occasione di citare il “drammatico precedente” di Rignano, e le accuse di sevizie “a danno di una ventina di bambini fra i tre e cinque anni”. Così senza il benché minimo contesto, senza alcuna menzione delle faticosissime vicende che hanno seguito le accuse.

E noi che sappiamo come sono andate le cose, e non abbiamo dimenticato, ci ritroviamo a chiederci: che si fa? Scriviamo al giornale, all’ordine dei giornalisti, protestiamo nei commenti, ci arrendiamo? Un po’ di tutto. Non so se qualcuno ha scritto all’ordine, al giornale scrivo anche  io (tramite twitter che nel 2007 non c’era), mentre sull’articolo on line appaiono dei commenti che evidenziano l’errore.

corriere

E così, d’incanto, l’articolo cambia (anche se non posso provarlo  – non ho avuto l’accortezza di fotografare l’articolo come pubblicato il 7 marzo). Al paragrafo sul drammatico precedente viene aggiunta una frasetta e, improvvisamente fra le righe, si ricorda per inciso che in verità il caso di Rignano si è concluso e che le maestre sono state assolte con formula piena. Ma guarda un po’.

Vittoria? Io dico di no,  perché non ci sono vittorie in questa storia. Questo ormai lo abbiamo capito.

Pronti, partenza, via!


Hundreds of swimmers take part in the "TIl 16 febbraio scorso, nel Partito democratico, abbiamo eletto il nuovo segretario per il Lazio e l’assemblea regionale. Sono stata eletta anche io (insieme a molti altri!), e domenica prossima parteciperò alla prima riunione dell’assemblea, convocata con un ordine del giorno pubblicato qui
E’ la prima volta che sono eletta in un organismo di questo tipo e non so bene cosa mi aspetta. Quando ho accettato di candidarmi, a sostegno di Fabio Melilli, mi sono detta che, alla peggio, avrei usato questa esperienza per capire meglio come funziona il partito, e gettare un po’ di luce su meccanismi e strutture che ho sempre trovato un po’ opachi.
Quindi, eccomi qua. Le elezioni ci sono state, la prima assemblea è convocata ed è arrivato il momento di passare dai propositi ai fatti.
Prima le informazioni, per i non addetti ai lavori. L’ordine del giorno riguarda, come prevedibile  la proclamazione dei risultati, nonché l’elezione del presidente dell’Assemblea, del Tesoriere, della Direzione regionale e della Commissione di Garanzia.
A leggere lo Statuto (qui),  è chiaro che in questa riunione serve a completare la definizione di quelli che sono gli organi statutari del PD Lazio, ovvero:  
 
  • il Segretario (Fabio Mellili, eletto direttamente, il 16 febbraio scorso, da iscritti ed elettori),
  • l’Assemblea (composta da me e altri 199 candidati, eletti sempre durante le primarie del 16 febbraio in liste bloccate e collegate ai candidati),
  • la Direzione regionale, composta da un massimo 120 persone (che verranno elette domenica dall’assemblea, con metodo proporzionale) e integrata da tutta una serie di membri di diritto (alcuni di natura politico-partitica – presidente assemblea ecc. – altri di natura politico-amministrativa: sindaci, consiglieri regionali  ecc. ecc.).
  • il Presidente (eletto con voto palese dall’assemblea. La presidente uscente credo fosse Marta Leonori – candidata sconfitta da Gasbarra alle scorse primarie e rivelatasi poi non particolarmente incisiva),
  • il Tesoriere  e la commissione di garanzia (eletti sempre dall’assemblea, domenica).
Il segretario è poi affiancato da una Segreteria. un organo collegiale non elettivo ma nominato dal segretario stesso, e composto da un max di 15 persone (da statuto, non so se saranno di meno). La composizione delle segreteria deve essere comunicata alla Direzione (non all’assemblea), quindi immagino non se ne parlerà domenica.
E ora le riflessioni, che forse andrebbero fatte dopo (ma io sono una che ha fretta e quindi mi butto, e poi in caso mi correggerò). Dato che domenica eleggeremo sia il presidente che la commissione di garanzia (i cui membri sono proposti dal presidente), mi sembra abbastanza chiaro che ci riuniremo sostanzialmente per ratificare decisioni già prese, e la cosa non mi scandalizza (un organo di 200 membri non può essere operativo, e non nei tempi di una riunione).
Tuttavia, un po’ di cose sembrano essere realmente cambiate e io mi auguro che Fabio Melilli (che – devo dire – mi convince) abbia un approccio realmente innovativo alla gestione del PD Lazio.
Sarebbe utile, per esempio, che i membri dell’assemblea venissero usati per il valore che hanno (ovvero per le loro competenze individuali e la capillarità dei loro rapporti con il territorio) non solo per formare le solite commissioni o gruppi di lavoro, ma per creare finalmente una rete di coordinamento e confronto fra il centro e i circoli diffusi sul territorio. Quei circoli di cui tutti parlano ma che di fatto sono tagliati fuori dalla elaborazione politica regionale e nazionale.
Il momento complesso che viviamo lo richiede, gli strumenti ci sono, lo spirito – mi sembra – anche. Vedremo.

Piccoli progetti per la trasparenza e partecipazione


Premessa: da due anni mi interesso di trasparenza nel mio Comune. Con l’inizio dell’anno mi ritrovo a fare un po’ di riflessioni, bilanci e progetti. E dato che sono convinta che fare trasparenza non significhi solo dire quello che si fa, ma anche spiegare i ragionamenti e le aspettative che ci inducono a farlo, ecco qua i miei pensieri.

Cominciamo dalle riflessioni

La trasparenza nella PA: cos’è e a cosa serve? La domanda sembra banale, ma non lo è. Tutti capiamo a livello intuitivo che la trasparenza è il “fare le cose in modo pubblico” e che questo serve a favorire la partecipazione dei cittadini (tramite il controllo passivo o l’intervento attivo) alla vita pubblica. Capiamo anche che la partecipazione dovrebbe servire a farci vivere meglio, perché animati da più fiducia e consapevolezza.

Nell’applicazione pratica, le cose sono meno lineari. Da un lato, infatti, la mentalità italiana tende a trasformare qualsiasi obiettivo generale in una serie di adempimenti puntuali e potenzialmente molto formali. La PA obbliga sé stessa ad essere trasparente (con una profusione di leggi, circolari e raccomandazioni) per rispondere alle pressioni della società, ma lo fa vedendo le cose da un punto di vista “interno”, usando cioè la logica di chi già conosce se stesso, e quindi in modo insoddisfacente[1].

Dall’altro lato, le attività amministrative seguono per loro stessa natura meccanismi e procedure altamente formalizzati e complessi, spesso poco conosciuti al cittadino comune. L’iter che precede un’attività o decisione, o le caratteristiche e prerogative che distinguono gli attori che compiono tali attività o decisioni non sono sempre chiari ai profani[2].

Come può il cittadino capire ciò che succede e partecipare, se non conosce le regole del gioco?

Dalla teoria alla pratica

Ciò detto, da qualche parte bisogna pur cominciare. In questi due anni abbiamo lavorato, di concerto con il sindaco e gli uffici, da un lato a rispondere agli adempimenti normativi, cercando di pubblicare sul sito quanto previsto dalla normativa[3], applicando direi quasi pedissequamente le modalità prescritte (con la leggera frustrazione, da parte mia, di sapere che non sempre questo soddisferà le esigenze dei cittadini che, appunto, vedono le cose dall’esterno e seguono logiche che la PA non conosce).

Dall’altra ho personalmente cercato di “volgarizzare” l’attività comunale, passandola al vaglio della mia comprensione e ritraducendola per chi mi circonda e desidera capire.

In questa ottica, ho provato a scrivere i testi del sito comunale in un linguaggio più vicino a quello comune, e ho insistito a dare pubblicità ad alcuni momenti topici della vita amministrativa (essenzialmente le riunioni di consiglio) anche con mezzi poco istituzionali.

Focus: il Consiglio comunale

Un impegno banale, ma che ho cercato di seguire con costanza, è stato di usare facebook per creare un evento pubblico (quindi visibile a tutti) in occasione di ogni consiglio comunale a cui invitare, direttamente o tramite altri, tutti i cittadini che conosco. Lo stesso evento mi è servito poi per pubblicizzare gli atti che venivano discussi e dare notizia della pubblicazione della videoregistrazione del consiglio (che di solito va on line qualche giorno dopo il consiglio, anche se per il futuro spero riusciremo a restare entro le 24 ore).

La presenza di quest’amministrazione sui social network è stata fin dall’inizio oggetto di incertezze, se non riluttanza. Tale incertezza (che condivido solo in parte) è comunque comprensibile, dato che ogni atto dell’amministrazione implica delle responsabilità e deve essere ben ponderato. I social network commerciali, come facebook, sono un ambiente relativamente nuovo, non neutrale (sostanzialmente i cittadini pagano il servizio con i propri dati – in modo non sempre consapevole) e che richiede cautela[4].

Agendo a titolo personale, comunque, ho inteso evitare questo problema. E ho insistito ‑pur sapendo che si tratta di un lavoro secondario e marginale ‑ perché sono convinta che se vogliamo parlare con le persone, guadagnare la loro fiducia e ottenerne la partecipazione, dobbiamo andare lì dove sono (e facebook è certamente un luogo in cui sono) e fare lo sforzo di coinvolgerli e “interpellarli” quasi individualmente.

Sono anche convinta che la partecipazione e l’inclusione siano il risultato di politiche di “engagement” attive (non basta “pubblicare e aspettare” che la gente reagisca), che funzionano solo se preseguite nel lungo periodo e con costanza.

Questa iniziativa, che vorrei proseguisse, ha chiaramente dei limiti. Il primo è che mi consente di arrivare a una parte della popolazione che è un “sottoinsieme di un sottoinsieme” (le persone fra i miei contatti rispetto al totale di chi è su facebook rispetto al totale dei cittadini). Si tratta poi di un gruppo di persone selezionato da me, e non per iniziativa dei destinatari stessi e quindi a crescita limitata.

Per ovviare a questo problema, credo sia possibile migliorare il metodo usato finora, e creare due piattaforme, una sempre su facebook (come gruppo) e l’altra sul web “aperto” da dedicare in modo ancora più approfondito alle attività consiliari e delle commissioni. Anche questa piattaforma sarà “pubblica” e consentirà a chi lo desidera di “iscriversi” o “cancellarsi” come meglio preferisce. Consentirà inoltre di pubblicare più agevolmente documenti e spiegazioni.

Non mi aspetto necessariamente che altre persone (amministratori o no) ci lavorino insieme a me, però l’iniziativa sarà aperta al contributo volontario di consiglieri e delegati che desiderino promuovere una migliore comprensione delle decisioni di cui sono competenti.

Partecipazione attiva e passiva: due schede sintetiche

Come già detto, per poter contribuire all’attività amministrativa, il cittadino deve in primo luogo conoscere il funzionamento della macchina comunale, sia nei processi (le procedure), sia nelle azioni (gli atti). Deve quindi sapere non solo ciò che accade, ma anche come accade e cosa fare per far arrivare il proprio contributo.

Senza con questo voler interferire con gli adempimenti di legge che obbligano gli uffici a pubblicare determinate informazioni e atti, credo sarebbe utile preparare e pubblicare sul web (e eventualmente su altri media) due “guide sintetiche” per i cittadini, la prima relativa a come accedere alle informazioni (quindi, partecipare in modo passivo), la seconda a come intervenire con idee e proposte (quindi partecipare in modo attivo).

Me lo pongo come obiettivo di medio termine, vediamo come e con l’aiuto di chi (suggerimenti?)


[1] Un esempio tipico, mi sembra, è rappresentato dalla disposizione sull’accesso civico del decreto 33/2013, in cui si garantisce al cittadino il diritto di conoscere tutti gli atti oggetto di “obbligo di pubblicazione” (presumendo che il cittadino sappia quali sono, verifichi volta per volta se ciò che desidera conoscere rientra in questo elenco e sappia in che punto specifico del sito andarlo a cercare!).

[2] Penso alle distinzioni fra delibere, determine, mozioni, decreti ecc. nonché alle diverse prerogative e ruoli di uffici, consiglieri, assessori, consiglio e commissioni ecc.

[3] In ultimo il decreto sul riordino della trasparenza, dlgs 33/2013, ma non solo.

[4] Facebook è anche una piattaforma in continua evoluzione, secondo logiche che rispondono unicamente agli interessi commerciali della società, e quindi nessuno ci assicura che ciò che si può fare oggi sarà possibile anche domani. Per questo va seguita  con attenzione l’evoluzione dei cd. “media civici” come Airesis

Il congresso di circolo a Rignano Flaminio


Qualche riflessione sul congresso che si svolgerà domani 26 ottobre per l’elezione del direttivo di circolo e del segretario.

Lista unitaria: come, quando e perché

L’attuale segretario, Antonello Pontoni, sta lavorando da settimane alla definizione di una lista unitaria. I motivi di questo credo siano chiari a chi frequenta il circolo, ma vale la pena di ripeterli una volta di più, anche facendo un “riassunto delle puntate precedenti”.

Antonello ha preso in mano il circolo, candidandosi a segretario ad interim, all’inizio di quest’anno (fine gennaio 2013). Al suo arrivo, uscivamo da un biennio di splendido immobilismo.

Nessuno si inalberi, per favore: le responsabilità di questo splendido immobilismo sono ampiamente diffuse e condivise. Tuttavia, è un dato di fatto che in due anni (dalla vittoria delle amministrative in poi) il circolo in quanto tale non ha praticamente prodotto attività. Nessuna assemblea, pochissime riunioni di direttivo, nessun documento ufficiale, dibattito o altro.

In condizioni abbastanza anomale (non ultima quella di dover dirigere un direttivo non “suo”, dato che i componenti sono stati eletti a sostegno delle candidature di altri), Antonello si è mosso con serietà, pazienza e determinazione. Per la prima volta dalla sua costituzione, il circolo ha un regolamento che ci consente di lavorare in modo strutturato e difendibile. Ci sono stati incontri, assemblee, riunioni regolari e pubbliche del direttivo. Gli iscritti e simpatizzanti hanno ricevuto informazioni, anche se sintetiche, sulle attività e condiviso pareri.  Abbiamo una nuova sede, che siamo in grado di sostenere economicamente e che chiunque di noi può sentirsi libero di utilizzare per iniziative politiche.

Soprattutto, abbiamo superato indenni, con lealtà ed etica della verità, un momento difficile di questa amministrazione, senza spaccarci al nostro interno, ma al contrario lasciando spazio all’ascolto e al dibattito interno ed esterno e offrendo sostegno leale alla giunta. Abbiamo incontrato il sindaco e ascoltato i nostri assessori (sugli argomenti che questi hanno deciso di trattare). In sintesi, abbiamo cominciato faticosamente a lavorare.

Mi sembra chiaro che, stando così le cose e contando sulla disponibilità di Antonello a continuare il lavoro svolto, questo non è il momento di cambiare per l’ennesima volta segretario.

La competizione è un bene se interessa contenuti e visioni esplicite diverse. Non lo è, se si riduce a semplice e banale conta interna senza nessun collegamento a contenuti, progettualità ed esperienze. D’altra parte, il circolo funziona se chi desidera lavorare trova spazio e ascolto. E questo obiettivo si può raggiungere benissimo anche prevedendo una lista unitaria.

Le difficoltà

Mi sembra di capire, invece, che questo obiettivo, semplice e condivisibile, trova ostacoli francamente poco comprensibili per chi, come me, vede nella politica uno strumento di azione concreto e non uno spazio da occupare (a che fine poi?).

In queste ore sento parlare (smentitemi se non è così) di veti su singole persone (che si sono offerte di lavorare, ma non rappresentano nessun “capobastone”), persone dello stesso nucleo familiare che pretendono (o si dice pretendano) di essere messe in lista (ma il direttivo non è il CDA dell’impresa di famiglia!),  veti su Antonello stesso (perché?), alleanze oscure ed estemporanee fra i portatori di queste diverse istanze. Il tutto all’insegna di minacce velate sul tesseramento.

E veniamo al nodo ” tesseramento”…

Questo congresso nasce all’insegna dell’apertura alla società civile. Chiunque potrà partecipare, tesserarsi e votare. Il regolamento, dopo una prima esitazione iniziale, è chiaro su questo punto.

Come tutte le cose buone, questa apertura può essere usata male. Chi può farlo (perché ha famiglie numerose o reti di amicizie e contatti consolidati sul territorio), non avrà probabilmente difficoltà a portare amici, parenti e affini  ad iscriversi, anche il giorno stesso del congresso, assicurandosi i voti necessari a “vincere” la segreteria.

Chiariamo subito una cosa: anche se volessi competere su questo fronte, io non ho queste possibilità. La mia famiglia è divisa di qua e di là dell’atlantico, i miei parenti e amici sono sparsi su tutto il territorio italiano ed europeo.  Soprattutto, ho amici che prenderebbero una tessera solo e soltanto per fare autonoma attività politica, e non per “votare chi gli dico io”. Per me è quindi molto facile criticare questo costume.

Però il punto è un altro. A che servono questi giochetti? (Che non si fanno solo nel PD, sia chiaro.) A che serve riempire l’indirizzario del circolo di “amici e parenti”? La politica è confronto, dibattito, ascolto, mediazione. Le riunioni del circolo sono incontri politici in cui si discutono e risolvono i problemi della polis, della comunità,  non il pranzo di Natale o il veglione di Capodanno in cui ci si ritrova per stare fra amici e compagni.

I cittadini ci guardano

E soprattutto, ci rendiamo conto del grave rischio politico che corriamo svuotando, una volta di più e in modo così triste e plateale, il significato di una misura finalizzata all’apertura?

Il Partito democratico ha già deluso il suo elettorato con le primarie e parlamentarie del 2012. Non lo dico io, lo hanno detto gli elettori. La cocente sconfitta elettorale e le conseguenze (un governo delle larghe intese che nessuno di noi vuole) sono lì, sotto gli occhi di tutti.

Davvero pensiamo che assicurarci il posto di comando sulla nave che stiamo sabotando sia una soluzione praticabile e intelligente? Crediamo, in altre parole, di poter  continuare con questi giochi senza che nessuno ce ne faccia pagare il conto?

Non so voi, io dico di no.