AAA Campione digitale cercasi


campioni digitaliLa rivoluzione tecnologica pone sfide e opportunità per l’economia e la società. Sfide e opportunità che, come sappiamo tutti, riguardano il mondo del lavoro, l’informazione, le relazioni fra le persone.

Per affrontare al meglio tale situazione, il governo ha nominato un “campione digitale” per l’Italia, le cui prime dirompenti iniziative sono stata la pubblicazione on line delle spese di tutti i Comuni italiani, ma anche il lancio di una rete di 8000 campioni digitali, uno per Comune italiano.

Due scelte (la pubblicazione dei dati e la creazione di una rete) molto significative. Digitale infatti non significa solo “informatizzare”, ma anche adeguare le strutture organizzative,  disintermediare, aprire e moltiplicare gli accessi alle informazioni, lavorare in rete piuttosto che in sistemi gerarchici rigidi.

Nell’articolo che ho scritto per il Nuovo di marzo (link in calce) ho analizzato la situazione nei Comuni dell’area della Conferenza dei sindaci, andando a guardare le spese, ma anche la mappa dei Campioni digitali.

Noi ancora non abbiamo nessuno che ci “rappresenti”, e forse è il caso di rifletterci. In un’area dalla vocazione economica incerta come la nostra, perdere anche il treno del digitale è forse una scelta che non ci possiamo permettere.

(L’articolo in pdf è qui:  campioni digitali)

Regione Lazio: open data, trasparenza, partecipazione


La pubblicazione di open data da parte di una pubblica amministrazione (ne ho parlato e scritto qui e qui) richiede certamente delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto un radicale cambiamento di mentalità.

Significa analizzare il proprio lavoro in modo quantitativo, e quindi rigoroso e verificabile (accountable!), esporre i meccanismi e i criteri che sottendono le decisioni di politica pubblica, riconoscere ai cittadini il ruolo di collaboratori attivi e critici piuttosto che di semplici beneficiari finali delle propria attività.

Finora ho la sensazione che non sia sempre andata così, e che molti esperimenti di liberazione dei dati siano stati condotti sottovalutando la necessità di capire (e far capire a dipendenti e cittadini) questo cambiamento. Ci si lancia negli open data come in tante altre “mode”, magari approfittando di finanziamenti e sperati benefici reputazionali, ma senza inserirli in una visione strategica complessiva.

Anche se è un po’ presto per dirlo, la Regione Lazio sembra per il momento allontanarsi da questo pericolo. Ne è una prova questo interessante seminario (webinar) di un’ora in cui viene presentato il portale open data della Regione Lazio (di prossima pubblicazione) insieme alla collegata iniziativa di formazione Accademia Open data Lazio. L’iniziativa è rivolta ai dipendenti pubblici della regione Lazio e degli enti territoriali, anche se i seminari, una volta svolti, verranno  messi on line a disposizione del pubblico.

Tutti e quattro gli interventi sono interessanti. In particolare, per me, è molto significativo quello iniziale (del segretario generale) che anticipa alcune importanti novità sulla pubblicazione dei dati sulla sanità, e quello finale di Gianni Dominici (ForumPA) che spiega le criticità dell’operazione di liberazione dei dati.

Ora si tratta di fare sì che l’interesse strategico di questa opportunità di formazione (gratuita e a distanza) venga percepito anche dagli amministratori dei Comuni laziali (politici e dirigenti). Ci riusciremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

L’utilizzo dei fondi europei nell’area Roma Nord


fondi-europei

I fondi europei sono una realtà di cui sentiamo molto parlare in astratto, ma che resta abbastanza distante dal dibattito politico locale. Sappiamo che questi fondi esistono, e che l’Italia è abbastanza incapace di utilizzarli a pieno. Ma ci sfuggono spesso sia il grado di utilizzo di queste opportunità da parte delle nostre comunità locali, sia i risultati concreti del loro utilizzo.

Per rispondere in parte a questa “lacuna” ho analizzato i dati del portale Opencoesione per descrivere il ricorso ai fondi nei comuni della nostra area (Roma nord). Ne è venuto fuori a sorpresa che la comunità di Monterotondo (intesa come Comune e imprese) è particolarmente brava ad ottenere fondi, e che questo risultato non è casuale, ma dipende da un’azione mirata e longimirante che va avanti da anni.

L’articolo è pubblicato sul magazine Il Nuovo ed è scaricabile qui in formato pdf: Fondi europei

Sul potere della collaborazione e delle reti


Il 18 gennaio 2013 ho partecipato a Bologna al primo raduno di SpaghettiOpenData, una comunità informale e non strutturata di hacker civici, animata da Alberto Cottica (anche autore di Wikicrazia, un libro che chiunque si interessi di politica e democrazia dovrebbe leggere). A scanso di equivoci, preciso che non sono una hacker (pur sentendomi molto “civica”) e comunque non è questo l’argomento di cui voglio parlare (non divaghiamo).

Durante l’incontro, molto libero e articolato, alcuni partecipanti propongono di creare twitantonio, una applicazione che raccolga tutti gli account twitter dei candidati alle Elezioni politiche 2013. L’idea è di dare ai cittadini uno strumento che consenta loro di comunicare con facilità con i candidati e, soprattutto, di farlo in modo pubblico (e quindi mettendo a sistema la forza di pressione della rete).

Il progetto si ispira a un’altra iniziativa analoga sui parlamentari europei (TweetYourMEP) sempre organizzata da Spaghetti Open Data.

TYMEP

Finito l’incontro, ognuno parte per la sua strada, ma il progetto va avanti.

I (tanti) partecipanti si coordinano a distanza e dieci giorni dopo, il 28 gennaio, il progetto è on line, con le foto, gli indirizzi e i dati di 1217 candidati su 3590. Inoltre, nei profili di molti candidati viene segnalata anche l’adesione  a Riparte il futuro di Libera, un’altra iniziativa di pressione civica contro la corruzione, nata dalla rete.

twitantonio

Ora, vedo che a elezioni concluse twitantonio si appresta a fare lo “switch” dai candidati agli eletti.

Onorevole o Cittadino, il nostro twitantonio si prepara a entrare in Parlamento. E a dialogare a colpi di 140 caratteri con tutti noi. Non male vero?

Open Coesione: la scommessa


Qualche riflessione poco tecnica su Open Coesione, il portale del governo dedicato ai dati sui finanziamenti europei per lo sviluppo 2007-2013

Qualcosa sta cambiando? Il punto interrogativo è d’obbligo, essendo l’Italia il paese pervicacemente ostile al cambiamento (reale) che tutti conosciamo. D’altra parte, le sensazioni positive suscitate dal nuovo sito governativo Open Coesione sono tante e inducono all’ottimismo. Cerco di spiegare perché.


Un appello all’intelligenza collettiva

Come dichiarato dallo stesso ministro Barca durante la presentazione del sito lo scorso 17 luglio, il progetto  nasce dal desiderio di incoraggiare un dibattito informato e partecipato sul perché, nonostante un’esistenza ormai ventennale, i finanziamenti europei e nazionali per lo sviluppo non abbiano prodotto in Italia risultati apprezzabili (il ministro ha parlato in realtà di una regressione).

La filosofia — abbastanza inedita per la pubblica amministrazione italiana — è la seguente: “questi sono i dati, analizzateli dal vostro punto di vista — di enti locali, associazioni, partiti, cittadini –, e aiutateci a capire cosa ha funzionato e cosa no”.

Il portale non è quindi una raccolta di informazioni statiche e preconfezionate, di cui usufruire passivamente, ma un vero e proprio database relazionale, interrogabile e commentabile. Chiunque può accedere al sito, selezionare un territorio (per esempio, il proprio comune o regione) e andare a verificare quali finanziamenti sono in essere, chi sono gli esecutori, quanti soldi sono stati erogati e se il progetto si è concluso nei tempi stabiliti oppure no (io l’ho fatto, e qui e qui ci sono i risultati).

L’argomento “finanziamenti europei” non è ovviamente semplicissimo, e anche se il sito ha un approccio molto esplicativo, molto si potrebbe ancora fare per aiutare tutti i visitatori a orientarsi nel complesso mondo degli acronimi comunitari e ridurre ulteriormente le “barriere all’ingresso” della partecipazione.

Tuttavia, è indiscutibile che i dati si offrano all’analisi aperta e pubblica di tutte le parti interessate. La società italiana saprà rispondere in modo adeguato? Questa è la prima scommessa, il cui esito dipende anche da noi.

Radicalmente Open data

Gli Open data sono l’argomento del momento e, gradualmente, diverse amministrazioni centrali e locali cominciano a liberare i primi dataset.

Il concetto su cui si basa la filosofia dei dati aperti è abbastanza semplice: per espletare le proprie funzioni, la Pubblica amministrazione è depositaria di quantità crescenti di dati, la cui raccolta e gestione sono finanziate dalla società nel suo complesso (“noi”) con tasse e imposte; è quindi giusto che i dati vengano restituiti a cittadini e imprese perché questi possano utilizzarli al fine di assumere decisioni, politiche ed economiche, o sviluppare servizi.

Perché ciò accada, tuttavia, è necessario abbandonare la logica dei pdf (“il luogo dove i dati vanno a morire”) e fornire i dati in un formato grezzo (tipo il csv) facilmente rielaborabile, e con una licenza (tipo Creative commons)  che ne consente il riutilizzo, possibilmente anche a fini commerciali.

Entrambe queste condizioni sono soddisfatte dal portale, in modo abbastanza radicale visto che interessano la totalità dei dati presentati.  Speriamo che questo approccio continui a fare scuola e che, come notato da alcuni autorevoli osservatori, altri dati potenzialmente interessanti vengano salvati da morte prematura. Seconda scommessa.

Il coraggio dell’imperfezione

Un  ultimo aspetto che personalmente apprezzo molto: il sito è andato on line nonostante non sia perfetto, manchino molti dati e, verosimilmente, date.  La cosa è nota all’amministrazione che peraltro sollecita il contributo dei cittadini per colmare alcune lacune.

Tutto questo mi ha fatto ripensare a quanto ho sentito dire a Roberto Moriondo, un civil  servant  “orgoglioso di esserlo”, durante lo scorso IGF a Trento, sulla Pubblica amministrazione:

“dobbiamo smetterla di agire solo dopo essere sicuri di aver previsto tutte le conseguenze possibili e immaginabili delle nostre azioni”.

Ed è vero. Per innovare, incidere sulla realtà, restare al passo con l’evoluzione della società bisogna avere il coraggio di agire in fretta, esporsi all’interazione coi cittadini e con la società durante le fasi intermedie dell’azione politica. Smetterla di pensare in un’ottica di autosalvaguardia (non faccio, quindi non sbaglio), e riconoscere che l’errore è nell’ordine delle cose, avere il coraggio di sbagliare e correggersi.

Si tratta di un cambiamento di mentalità radicale per la Pubblica amministrazione (e non solo), ma i frutti ci sono: collaborare conviene.

Anche perché, se le Pubbliche amministrazioni resistono alla domanda di trasparenza, succede poi che la trasparenza la facciano direttamente i cittadini, con il solo risultato di aver perso un’occasione di dialogo e crescita comune.

PS: Presa dall’entusiasmo, nei giorni successivi alla presentazione del portale, ho scritto all’ufficio di comunicazione segnalando quello che a me sembrava un possibile miglioramento. Mi hanno risposto, con firma del responsabile, nel giro di 24 ore. Qualcosa sta cambiando? Speriamo.