Rifugiati: un tema di politica locale


Foto studenti Il FaroIl tema dei rifugiati è anche un tema di politica locale.

Da tempo infatti il governo centrale sta faticosamente e, credo opportunamente, studiando soluzioni per governare il fenomeno in un’ottica sempre meno emergenziale e più strutturale, riducendo i rischi di segregazione e ampliando il numero di soggetti coinvolti.

E’ questa, a voler essere positivi, la logica che sottende la lettera inviata il 5 maggio 2015 dal Prefetto di Roma Gabrielli a tutti i sindaci della Città metropolitana di Roma, fra cui quello di Rignano Flaminio.

Tuttavia, se vogliamo che questo tentativo sia coronato da successo è necessaria, una volta di più, la partecipazione delle comunità locali.

Solo se avremo tutti una comprensione chiara dei fenomeni e delle soluzioni potremo partecipare attivamente a questo processo, vincendo la tentazione – avvertita da molti – di chiuderci all’accoglienza, negando l’evidenza di un fenomeno inarrestabile e comportarci in modo contrario ai valori della nostra cultura democratica e religiosa.

Per questo, in un articolo per il Nuovo di luglio, ho cercato di descrivere, pensando in primo luogo a me stessa, il funzionamento del sistema di accoglienza, con tutti i suoi limiti e potenzialità.

Questo articolo mi ha dato anche l’opportunità di dare voce alle storie di due persone, fra le migliaia, che hanno cercato rifugio nel nostro paese, scoprendo grazie a loro l’esistenza di realtà costruttive come La Fondazione Il Faro di Susanna Agnelli (da cui è tratta la foto).

L’articolo pubblicato sul Nuovo è scaricabile qui (in pdf) Rifugiati


A questi link, invece, le “fonti” su cui si basano molti giudizi e cosiderazioni

  • Sulla corruzione negli Sprar a Mineo e in Sicilia:

 

 

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Regione Lazio: open data, trasparenza, partecipazione


La pubblicazione di open data da parte di una pubblica amministrazione (ne ho parlato e scritto qui e qui) richiede certamente delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto un radicale cambiamento di mentalità.

Significa analizzare il proprio lavoro in modo quantitativo, e quindi rigoroso e verificabile (accountable!), esporre i meccanismi e i criteri che sottendono le decisioni di politica pubblica, riconoscere ai cittadini il ruolo di collaboratori attivi e critici piuttosto che di semplici beneficiari finali delle propria attività.

Finora ho la sensazione che non sia sempre andata così, e che molti esperimenti di liberazione dei dati siano stati condotti sottovalutando la necessità di capire (e far capire a dipendenti e cittadini) questo cambiamento. Ci si lancia negli open data come in tante altre “mode”, magari approfittando di finanziamenti e sperati benefici reputazionali, ma senza inserirli in una visione strategica complessiva.

Anche se è un po’ presto per dirlo, la Regione Lazio sembra per il momento allontanarsi da questo pericolo. Ne è una prova questo interessante seminario (webinar) di un’ora in cui viene presentato il portale open data della Regione Lazio (di prossima pubblicazione) insieme alla collegata iniziativa di formazione Accademia Open data Lazio. L’iniziativa è rivolta ai dipendenti pubblici della regione Lazio e degli enti territoriali, anche se i seminari, una volta svolti, verranno  messi on line a disposizione del pubblico.

Tutti e quattro gli interventi sono interessanti. In particolare, per me, è molto significativo quello iniziale (del segretario generale) che anticipa alcune importanti novità sulla pubblicazione dei dati sulla sanità, e quello finale di Gianni Dominici (ForumPA) che spiega le criticità dell’operazione di liberazione dei dati.

Ora si tratta di fare sì che l’interesse strategico di questa opportunità di formazione (gratuita e a distanza) venga percepito anche dagli amministratori dei Comuni laziali (politici e dirigenti). Ci riusciremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Piccoli progetti per la trasparenza e partecipazione


Premessa: da due anni mi interesso di trasparenza nel mio Comune. Con l’inizio dell’anno mi ritrovo a fare un po’ di riflessioni, bilanci e progetti. E dato che sono convinta che fare trasparenza non significhi solo dire quello che si fa, ma anche spiegare i ragionamenti e le aspettative che ci inducono a farlo, ecco qua i miei pensieri.

Cominciamo dalle riflessioni

La trasparenza nella PA: cos’è e a cosa serve? La domanda sembra banale, ma non lo è. Tutti capiamo a livello intuitivo che la trasparenza è il “fare le cose in modo pubblico” e che questo serve a favorire la partecipazione dei cittadini (tramite il controllo passivo o l’intervento attivo) alla vita pubblica. Capiamo anche che la partecipazione dovrebbe servire a farci vivere meglio, perché animati da più fiducia e consapevolezza.

Nell’applicazione pratica, le cose sono meno lineari. Da un lato, infatti, la mentalità italiana tende a trasformare qualsiasi obiettivo generale in una serie di adempimenti puntuali e potenzialmente molto formali. La PA obbliga sé stessa ad essere trasparente (con una profusione di leggi, circolari e raccomandazioni) per rispondere alle pressioni della società, ma lo fa vedendo le cose da un punto di vista “interno”, usando cioè la logica di chi già conosce se stesso, e quindi in modo insoddisfacente[1].

Dall’altro lato, le attività amministrative seguono per loro stessa natura meccanismi e procedure altamente formalizzati e complessi, spesso poco conosciuti al cittadino comune. L’iter che precede un’attività o decisione, o le caratteristiche e prerogative che distinguono gli attori che compiono tali attività o decisioni non sono sempre chiari ai profani[2].

Come può il cittadino capire ciò che succede e partecipare, se non conosce le regole del gioco?

Dalla teoria alla pratica

Ciò detto, da qualche parte bisogna pur cominciare. In questi due anni abbiamo lavorato, di concerto con il sindaco e gli uffici, da un lato a rispondere agli adempimenti normativi, cercando di pubblicare sul sito quanto previsto dalla normativa[3], applicando direi quasi pedissequamente le modalità prescritte (con la leggera frustrazione, da parte mia, di sapere che non sempre questo soddisferà le esigenze dei cittadini che, appunto, vedono le cose dall’esterno e seguono logiche che la PA non conosce).

Dall’altra ho personalmente cercato di “volgarizzare” l’attività comunale, passandola al vaglio della mia comprensione e ritraducendola per chi mi circonda e desidera capire.

In questa ottica, ho provato a scrivere i testi del sito comunale in un linguaggio più vicino a quello comune, e ho insistito a dare pubblicità ad alcuni momenti topici della vita amministrativa (essenzialmente le riunioni di consiglio) anche con mezzi poco istituzionali.

Focus: il Consiglio comunale

Un impegno banale, ma che ho cercato di seguire con costanza, è stato di usare facebook per creare un evento pubblico (quindi visibile a tutti) in occasione di ogni consiglio comunale a cui invitare, direttamente o tramite altri, tutti i cittadini che conosco. Lo stesso evento mi è servito poi per pubblicizzare gli atti che venivano discussi e dare notizia della pubblicazione della videoregistrazione del consiglio (che di solito va on line qualche giorno dopo il consiglio, anche se per il futuro spero riusciremo a restare entro le 24 ore).

La presenza di quest’amministrazione sui social network è stata fin dall’inizio oggetto di incertezze, se non riluttanza. Tale incertezza (che condivido solo in parte) è comunque comprensibile, dato che ogni atto dell’amministrazione implica delle responsabilità e deve essere ben ponderato. I social network commerciali, come facebook, sono un ambiente relativamente nuovo, non neutrale (sostanzialmente i cittadini pagano il servizio con i propri dati – in modo non sempre consapevole) e che richiede cautela[4].

Agendo a titolo personale, comunque, ho inteso evitare questo problema. E ho insistito ‑pur sapendo che si tratta di un lavoro secondario e marginale ‑ perché sono convinta che se vogliamo parlare con le persone, guadagnare la loro fiducia e ottenerne la partecipazione, dobbiamo andare lì dove sono (e facebook è certamente un luogo in cui sono) e fare lo sforzo di coinvolgerli e “interpellarli” quasi individualmente.

Sono anche convinta che la partecipazione e l’inclusione siano il risultato di politiche di “engagement” attive (non basta “pubblicare e aspettare” che la gente reagisca), che funzionano solo se preseguite nel lungo periodo e con costanza.

Questa iniziativa, che vorrei proseguisse, ha chiaramente dei limiti. Il primo è che mi consente di arrivare a una parte della popolazione che è un “sottoinsieme di un sottoinsieme” (le persone fra i miei contatti rispetto al totale di chi è su facebook rispetto al totale dei cittadini). Si tratta poi di un gruppo di persone selezionato da me, e non per iniziativa dei destinatari stessi e quindi a crescita limitata.

Per ovviare a questo problema, credo sia possibile migliorare il metodo usato finora, e creare due piattaforme, una sempre su facebook (come gruppo) e l’altra sul web “aperto” da dedicare in modo ancora più approfondito alle attività consiliari e delle commissioni. Anche questa piattaforma sarà “pubblica” e consentirà a chi lo desidera di “iscriversi” o “cancellarsi” come meglio preferisce. Consentirà inoltre di pubblicare più agevolmente documenti e spiegazioni.

Non mi aspetto necessariamente che altre persone (amministratori o no) ci lavorino insieme a me, però l’iniziativa sarà aperta al contributo volontario di consiglieri e delegati che desiderino promuovere una migliore comprensione delle decisioni di cui sono competenti.

Partecipazione attiva e passiva: due schede sintetiche

Come già detto, per poter contribuire all’attività amministrativa, il cittadino deve in primo luogo conoscere il funzionamento della macchina comunale, sia nei processi (le procedure), sia nelle azioni (gli atti). Deve quindi sapere non solo ciò che accade, ma anche come accade e cosa fare per far arrivare il proprio contributo.

Senza con questo voler interferire con gli adempimenti di legge che obbligano gli uffici a pubblicare determinate informazioni e atti, credo sarebbe utile preparare e pubblicare sul web (e eventualmente su altri media) due “guide sintetiche” per i cittadini, la prima relativa a come accedere alle informazioni (quindi, partecipare in modo passivo), la seconda a come intervenire con idee e proposte (quindi partecipare in modo attivo).

Me lo pongo come obiettivo di medio termine, vediamo come e con l’aiuto di chi (suggerimenti?)


[1] Un esempio tipico, mi sembra, è rappresentato dalla disposizione sull’accesso civico del decreto 33/2013, in cui si garantisce al cittadino il diritto di conoscere tutti gli atti oggetto di “obbligo di pubblicazione” (presumendo che il cittadino sappia quali sono, verifichi volta per volta se ciò che desidera conoscere rientra in questo elenco e sappia in che punto specifico del sito andarlo a cercare!).

[2] Penso alle distinzioni fra delibere, determine, mozioni, decreti ecc. nonché alle diverse prerogative e ruoli di uffici, consiglieri, assessori, consiglio e commissioni ecc.

[3] In ultimo il decreto sul riordino della trasparenza, dlgs 33/2013, ma non solo.

[4] Facebook è anche una piattaforma in continua evoluzione, secondo logiche che rispondono unicamente agli interessi commerciali della società, e quindi nessuno ci assicura che ciò che si può fare oggi sarà possibile anche domani. Per questo va seguita  con attenzione l’evoluzione dei cd. “media civici” come Airesis

Riflessioni a margine dell’incontro pubblico sulla ferrovia Roma Nord dell’8 luglio 2013


Pianeta Terra chiama, la politica non risponde

Lunedì ho assistito all’incontro organizzato dall’associazione Città in movimento sulla ferrovia  Roma-Viterbo, il “trenino”  con cui  molti abitanti e studenti del nostro territorio accedono a Roma  ogni mattina, fra disservizi, ritardi e arrabbiature.

L’incontro è cominciato con un’ora di ritardo, credo a causa dell’assessore Civita o comunque di qualche altro invitato importante.

Non escludo che il ritardo fosse giustificato. Tuttavia, è anche innegabile che “arrivare in ritardo” è un’abitudine di molti politici e dirigenti, sempre meno comprensibile e tollerata. Peraltro, il caso vuole che stessimo partecipando a un incontro incentrato su un servizio pubblico (il treno e i trasporti) in cui la puntualità è un elemento sostanziale. E allora, provocatoriamente, mi chiedo: se uno non riesce a programmare i propri spostamenti può poi pensare di dare il corretto impulso alla gestione dei trasporti pubblici? In fondo se si hanno troppi impegni, si può anche partecipare via Skype, per dire.

Altro elemento leggermente deludente, l’intervento di Eugenio Patanè che si è dilungato a dire cose che tutti i presenti sapevano già o avevano già detto, snocciolando una serie di idee e proposte bellissime ma tutto sommato già note ai partecipanti, che il servizio lo usano tutti i giorni. Un po’ fuori luogo, poi, l’immancabile riferimento alle potenzialità degli smartphone. Anche perché fra i promotori dell’evento figura proprio un gruppo di cittadini che con twitter monitora costantemente il servizio, anche dialogando con gli operatori, e che quindi queste potenzialità le conosce bene.

C’è spazio per una politica delle idee e dei problemi concreti

La sala era piena (credo una cinquantina di persone, escluso il tavolo degli oratori), e il paese di Rignano era ampiamente rappresentato (ho contato una decina persone, di cui sei del circolo PD). Personalmente interpreto questo fatto come un’indicazione dell’importanza di questo argomento, che spero venga affrontato in modo più esplicito e pubblico a livello comunale.

Dagli interventi è emersa una forte necessità di concretezza. Non si tratta più di ascoltare promesse su fantomatici finanziamenti che andranno a migliorare la ferrovia, chissà quando e chissà come, ma di ottenere subito dei miglioramenti del servizio mediante piccoli interventi (Carlo Scoppola dell’ass. Città in movimento, ne ha elencati diversi).

E i miglioramenti sembrano a portata di mano se ci si abitua all’idea di collaborare con gli utenti, ascoltare le segnalazioni e le richieste, lavorare insieme e in modo coordinato con tutti gli stakeholder: enti locali e regionali, operatori dei diversi servizi (ATAC e COTRAL, ma anche i diversi servizi di trasporto locali), cittadini e utenti.

Al riguardo va detto che l’ass. Civita si è impegnato a organizzare un tavolo interistituzionale fra gli stakeholder elencati. Personalmente mi auguro non si tratti del solito carrozzone, ma di un tavolo fortemente operativo, che lavori in modo aperto e asincrono (cioè sfruttando al massimo le potenzialità della rete). Vedremo.

La risorsa più grande: le persone

Infine, il vero elemento nuovo e interessante di tutta la serata è stata la testimonianza del Comitato dei Pendolari Roma Nord, un gruppo organizzato di cittadini che osservo da tempo tramite i loro interventi su Facebook, twitter e blog. Interessante perché evidenzia una volta di più le competenze nascoste nella società e il desiderio delle persone di partecipare in modo fattivo perché le cose funzionino meglio.

In particolare, mi è piaciuto come il lavoro del Comitato, oltre a funzionare in estemporanea ‑ per diffondere notizie e reclami su disservizi e problemi a misura che questi si verificano ‑  miri anche a produrre dati utili e sistematici sul funzionamento del servizio, documentando la frequenza delle soppressioni, l’evasione tariffaria, le temperature.

Troppo spesso la rete serve da sfogatoio, per lamentarsi e aggredire. Qui invece c’è un lavoro serio e strutturato per fare emergere le situazioni in modo concreto e documentato e favorire il cambiamento. Non è poco.

Spero quindi che l’amministrazione regionale non perda l’opportunità di interloquire seriamente con queste persone, anche per affrontare problemi di fondo (come l’utilizzo di finanziamenti) su cui i cittadini potrebbero avere priorità diverse rispetto alle istituzioni:

pendolari

Sarà anche banale dirlo, ma le persone sono le uniche  risorse che non mancano mai, anche in tempo di crisi e carenza di fondi. Le intelligenze e l’entusiasmo individuali sono  una ricchezza che non possiamo veramente permetterci di non utilizzare. Anche qui, vedremo.

Sul potere della collaborazione e delle reti


Il 18 gennaio 2013 ho partecipato a Bologna al primo raduno di SpaghettiOpenData, una comunità informale e non strutturata di hacker civici, animata da Alberto Cottica (anche autore di Wikicrazia, un libro che chiunque si interessi di politica e democrazia dovrebbe leggere). A scanso di equivoci, preciso che non sono una hacker (pur sentendomi molto “civica”) e comunque non è questo l’argomento di cui voglio parlare (non divaghiamo).

Durante l’incontro, molto libero e articolato, alcuni partecipanti propongono di creare twitantonio, una applicazione che raccolga tutti gli account twitter dei candidati alle Elezioni politiche 2013. L’idea è di dare ai cittadini uno strumento che consenta loro di comunicare con facilità con i candidati e, soprattutto, di farlo in modo pubblico (e quindi mettendo a sistema la forza di pressione della rete).

Il progetto si ispira a un’altra iniziativa analoga sui parlamentari europei (TweetYourMEP) sempre organizzata da Spaghetti Open Data.

TYMEP

Finito l’incontro, ognuno parte per la sua strada, ma il progetto va avanti.

I (tanti) partecipanti si coordinano a distanza e dieci giorni dopo, il 28 gennaio, il progetto è on line, con le foto, gli indirizzi e i dati di 1217 candidati su 3590. Inoltre, nei profili di molti candidati viene segnalata anche l’adesione  a Riparte il futuro di Libera, un’altra iniziativa di pressione civica contro la corruzione, nata dalla rete.

twitantonio

Ora, vedo che a elezioni concluse twitantonio si appresta a fare lo “switch” dai candidati agli eletti.

Onorevole o Cittadino, il nostro twitantonio si prepara a entrare in Parlamento. E a dialogare a colpi di 140 caratteri con tutti noi. Non male vero?

Io sono qui


In questi giorni, mentre fra persone normali ed equilibrate impazzano le sfide su Ruzzle, in famiglia noi ci divertiamo così, confrontando le nostre posizioni su  Voisietequi, lo strumento per le politiche del 2013 sviluppato da  Openpolis.

Partecipare è facile, basta esprimere la propria posizione su 25 temi al centro del dibattito politico recente e confrontarla con quella dei partiti che andremo a votare: sei favorevole all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti? E alla fecondazione eterologa? Cosa pensi della flexsecurity? Ogni domanda è accompagnata da un breve testo di approfondimento che spiega i pro e i contro, come argomentati da chi è favorevole e contrario, e una sezione del sito è dedicata a un forum fra i partecipanti. Forse, come obiettano alcuni, si tratta di un giochino un po’ semplificato. Ma è meglio delle chiacchiere al bar, no?

E, vi assicuro, discutere con il proprio figlio quindicenne dei pro e contro della TAV non ha prezzo!

io sono qui

PS: Le mi risposte sono queste (i link per ogni argomento portano al forum):

1. Abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. So bene che l’opzione opposta (nessun finanziamento) presenta dei problemi a sé. Chiunque segua un po’ la politica americana, conosce il rischio di un’ingerenza dei ricchi e potenti in politica. Però credo che in Italia  abbiamo bisogna di una netta inversione di tendenza in questo campo. Come cittadina, sono stanca di finanziare strutture autoreferenziali che non hanno nessun bisogno di confrontarsi con il consenso attivo dei cittadini. Molto favorevole.

2. Diritto di cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia:  Gli stranieri sono un’opportunità, non un problema. E l’Italia è un paese multietnico. Punto. Molto favorevole.

3.Fermare il consumo del territorio,bloccando la costruzione di nuove aree urbanistiche, per puntare al recupero di quelle esistenti, tutelando i terreni destinati all’agricoltura: Penso che l’idea di recuperare e manutenere l’esistente abbia senso, ma ho dubbi sull’ideologia anticonsumistica in quanto tale.  Tendenzialmente favorevole.

4. Rivedere la normativa  sul conflitto di interessi. Favorevole

5. Introdurre, per i patrimoni sopra 700.000 euro, una tassazione sulle rendite finanziarie quali: obbligazioni delle aziende e titoli di Stato, azioni e partecipazioni in società di capitali, fondi di investimento, depositi bancari. Credo sia un problema più complesso di quanto appare, non ho una posizione definitiva, però nel frattempo sono Tendenzialmente contraria

6. Abolire l’IMU (Imposta Municipale Unica) sulla prima casa per tutti. Anche qui, mi sembra un problema complesso. Come principio, preferisco pagare una tassa sulla casa, e concentrare la pressione politica perché si trovino i soldi per pagare i sussidi di disoccupazione, finanziare la sanità pubblica ecc.  Tendenzialmente contraria

7. Rispettare il pareggio di bilancio strutturale dello Stato e mantenere gli impegni presi in sede europea con il trattato Fiscal Compact. Non c’è bisogno solo di rigore, però sono favorevole

8. Facilitare il rilascio delle concessioni per le trivellazioni e le estrazioni di gas e petrolio. I combustibili fossili vanno abbandonati, meglio concentrasi sulle fonti alternative Tendenzialmente contraria

9. Consentire anche in Italia la fecondazione eterologa: Favorevole

10. Trattenere in ambito regionale il 75% del gettito fiscale versato dai cittadini: Tendenzialmente contraria

11. Confermare il programma per il finanziamento e l’acquisizione del cacciabombardiere di ultima generazione Joint Strike Fighter (F35): Sono Tendenzialmente contraria

12. Rafforzare le istituzioni europee attraverso una progressiva cessione di sovranità da parte degli Stati membri, l’elezione popolare diretta del Presidente della Commissione europea, e ampliando la potestà legislativa del Parlamento europeo: Proseguire l’integrazione europea è prioritario.  Molto favorevole

13. Riconoscere con legge la dichiarazione anticipata di trattamento – o testamento biologico. Molto favorevole

14. Introdurre norme che consentano di punire con pene severe il reato del falso in bilancio: Favorevole

15. Ridefinire il sistema istituzionale italiano affinché dall’attuale Repubblica Parlamentare si vada nella direzione di un Presidenzialismo, con maggiori poteri al Governo e l’elezione diretta del Presidente della Repubblica: Non è dando maggiori poteri all’esecutivo che usciremo dall’impasse attuale. Dobbiamo essere governati da persone più credibili,  e per questo è necessario che anche in politica ci siano più concorrenza e meno rendite. Tendenzialmente contraria  

16. Riconoscere giuridicamente le unioni civili tra conviventi, a prescindere dal loro orientamento sessuale, equiparandone il trattamento a quello dei coniugi. Sono ovviamente Favorevole

17. Rendere incompatibile per il Parlamentare il cumulo di cariche pubbliche – ministro, sindaco, assessore, consigliere comunale o provinciale, presidente di provincia – e l’esercizio di professioni private. Molto favorevole

18. Introdurre un regime di responsabilità civile effettiva dei magistrati nei confronti dei cittadini danneggiati da atti o provvedimenti giudiziari posti in essere con dolo o colpa grave. Il deficit di diritti implicito nel nostro sistema giudiziario è uno dei problemi fondamentali di questo paese e va attaccato su più fronti. Sicuramente questo ne è uno.  Molto favorevole

19. Introdurre una legge – simile al Freedom Of Information Act degli Stati Uniti e di altri paesi – che garantisca il diritto dei cittadini di accedere liberamente e senza restrizioni agli atti e alle informazioni della Pubblica Amministrazione assicurando la totale trasparenza. Non ci può essere parità fra Stato e cittadini senza parità informativa. Molto favorevole

20. Introdurre un reddito minimo garantito – almeno 600 euro – per il sostegno economico alle persone disoccupate, inoccupate o precariamente occupate con reddito inferiore a 7200 euro annui. Molto favorevole

21. Introdurre un “buono” – o credito di imposta – per scuola ed università per favorire la libertà di scelta educativa delle famiglie tra istituti pubblici e privati. La concorrenza fa bene. Sono tendenzialmente favorevole

22. Aprire al mercato i settori chiusi dell’economia, in particolare dove resistono ancora monopoli o oligopoli pubblici, a partire da scuola, università, poste, energia e servizi pubblici locali La concorrenza fa bene. Sono molto favorevole

23. Realizzare la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione – TAV Torino Lione. Favorevole

24. Sperimentare in materia di lavoro la flexsecurity con un contratto a tempo indeterminato più flessibile che coniughi la maggiore facilità di licenziamento per le imprese con la migliore sicurezza e tutela del lavoratore licenziato, con il sostegno al reddito, il ricollocamento, la tutela pensionistica, ecc. Il nostro sistema offre solo finte garanzie e non adeguato a un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’approccio va cambiato. Molto favorevole

25. Attuare provvedimenti di clemenza come l’amnistia e l’indulto per alleviare il sovraffollamento della carceri e permettere interventi strutturali per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti. La situazione carceraria richiede un intervento coraggioso. L’amnistia è un provvedimento difficile da spiegare, ma necessario. Molto favorevole

Open Coesione: la scommessa


Qualche riflessione poco tecnica su Open Coesione, il portale del governo dedicato ai dati sui finanziamenti europei per lo sviluppo 2007-2013

Qualcosa sta cambiando? Il punto interrogativo è d’obbligo, essendo l’Italia il paese pervicacemente ostile al cambiamento (reale) che tutti conosciamo. D’altra parte, le sensazioni positive suscitate dal nuovo sito governativo Open Coesione sono tante e inducono all’ottimismo. Cerco di spiegare perché.


Un appello all’intelligenza collettiva

Come dichiarato dallo stesso ministro Barca durante la presentazione del sito lo scorso 17 luglio, il progetto  nasce dal desiderio di incoraggiare un dibattito informato e partecipato sul perché, nonostante un’esistenza ormai ventennale, i finanziamenti europei e nazionali per lo sviluppo non abbiano prodotto in Italia risultati apprezzabili (il ministro ha parlato in realtà di una regressione).

La filosofia — abbastanza inedita per la pubblica amministrazione italiana — è la seguente: “questi sono i dati, analizzateli dal vostro punto di vista — di enti locali, associazioni, partiti, cittadini –, e aiutateci a capire cosa ha funzionato e cosa no”.

Il portale non è quindi una raccolta di informazioni statiche e preconfezionate, di cui usufruire passivamente, ma un vero e proprio database relazionale, interrogabile e commentabile. Chiunque può accedere al sito, selezionare un territorio (per esempio, il proprio comune o regione) e andare a verificare quali finanziamenti sono in essere, chi sono gli esecutori, quanti soldi sono stati erogati e se il progetto si è concluso nei tempi stabiliti oppure no (io l’ho fatto, e qui e qui ci sono i risultati).

L’argomento “finanziamenti europei” non è ovviamente semplicissimo, e anche se il sito ha un approccio molto esplicativo, molto si potrebbe ancora fare per aiutare tutti i visitatori a orientarsi nel complesso mondo degli acronimi comunitari e ridurre ulteriormente le “barriere all’ingresso” della partecipazione.

Tuttavia, è indiscutibile che i dati si offrano all’analisi aperta e pubblica di tutte le parti interessate. La società italiana saprà rispondere in modo adeguato? Questa è la prima scommessa, il cui esito dipende anche da noi.

Radicalmente Open data

Gli Open data sono l’argomento del momento e, gradualmente, diverse amministrazioni centrali e locali cominciano a liberare i primi dataset.

Il concetto su cui si basa la filosofia dei dati aperti è abbastanza semplice: per espletare le proprie funzioni, la Pubblica amministrazione è depositaria di quantità crescenti di dati, la cui raccolta e gestione sono finanziate dalla società nel suo complesso (“noi”) con tasse e imposte; è quindi giusto che i dati vengano restituiti a cittadini e imprese perché questi possano utilizzarli al fine di assumere decisioni, politiche ed economiche, o sviluppare servizi.

Perché ciò accada, tuttavia, è necessario abbandonare la logica dei pdf (“il luogo dove i dati vanno a morire”) e fornire i dati in un formato grezzo (tipo il csv) facilmente rielaborabile, e con una licenza (tipo Creative commons)  che ne consente il riutilizzo, possibilmente anche a fini commerciali.

Entrambe queste condizioni sono soddisfatte dal portale, in modo abbastanza radicale visto che interessano la totalità dei dati presentati.  Speriamo che questo approccio continui a fare scuola e che, come notato da alcuni autorevoli osservatori, altri dati potenzialmente interessanti vengano salvati da morte prematura. Seconda scommessa.

Il coraggio dell’imperfezione

Un  ultimo aspetto che personalmente apprezzo molto: il sito è andato on line nonostante non sia perfetto, manchino molti dati e, verosimilmente, date.  La cosa è nota all’amministrazione che peraltro sollecita il contributo dei cittadini per colmare alcune lacune.

Tutto questo mi ha fatto ripensare a quanto ho sentito dire a Roberto Moriondo, un civil  servant  “orgoglioso di esserlo”, durante lo scorso IGF a Trento, sulla Pubblica amministrazione:

“dobbiamo smetterla di agire solo dopo essere sicuri di aver previsto tutte le conseguenze possibili e immaginabili delle nostre azioni”.

Ed è vero. Per innovare, incidere sulla realtà, restare al passo con l’evoluzione della società bisogna avere il coraggio di agire in fretta, esporsi all’interazione coi cittadini e con la società durante le fasi intermedie dell’azione politica. Smetterla di pensare in un’ottica di autosalvaguardia (non faccio, quindi non sbaglio), e riconoscere che l’errore è nell’ordine delle cose, avere il coraggio di sbagliare e correggersi.

Si tratta di un cambiamento di mentalità radicale per la Pubblica amministrazione (e non solo), ma i frutti ci sono: collaborare conviene.

Anche perché, se le Pubbliche amministrazioni resistono alla domanda di trasparenza, succede poi che la trasparenza la facciano direttamente i cittadini, con il solo risultato di aver perso un’occasione di dialogo e crescita comune.

PS: Presa dall’entusiasmo, nei giorni successivi alla presentazione del portale, ho scritto all’ufficio di comunicazione segnalando quello che a me sembrava un possibile miglioramento. Mi hanno risposto, con firma del responsabile, nel giro di 24 ore. Qualcosa sta cambiando? Speriamo.

Siamo noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo


Citare Gandhi parlando di un’iniziativa come PuliAmo Rignano può sicuramente apparire presuntuoso o esagerato — e probabilmente lo è. Però (che posso farci?) è proprio questa la riflessione sintetica che mi sento di fare pensando all’allegra giornata di ieri.

puliamorignano2

Gli insegnamenti che possiamo trarre da questa prima iniziativa sono tanti e tutti positivi. Sicuramente ieri abbiamo toccato con mano almeno tre cose:

Abbiamo visto che se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo smettere di lamentarci e farcene carico noi per primi. Scaricare le responsabilità non serve. Muoviamoci e diamo l’esempio.

Abbiamo visto che i segnali contano e, se lanciati onestamente e con convinzione, vengono correttamente recepiti dai cittadini. Non si trattava solo di rifuti, ma di rispetto per il territorio e per noi stessi. Era ed è chiaro.

Soprattutto, abbiamo visto che la gente è pronta a partecipare e desidera essere coinvolta in un progetto di cittadinanza comune e condiviso. Il paese appartiene a tutti quelli che lo abitano e le condizioni in cui versa ci interessano.

Grazie quindi ai cittadini, tanti, che dalle 7 di mattina (di sabato, ma non avevano niente di meglio da fare!?) sono passati in Comune per unirsi alle squadre di lavoro e hanno lavorato seriamente per tutta la mattinata (le foto lo testimoniano).

Cittadini di tutte le provenienze, rignanesi storici e di più recente acquisizione, italiani e stranieri hanno lavorato con convinzione ed energia, raccogliendo cartacce e plastiche, ma anche eliminando terriccio ed erbacce, svuotando fossi e segnalando discariche abusive o altri problemi.

Grazie alle tante persone che, pur non partecipando fisicamente all’iniziativa si sono avvicinate a noi sorridendo e ringraziandoci per il lavoro che facevamo. Personalmente ricordo l’entusiasmo e le parole di una abitante nelle prossimità di Via Falisca (“State facendo una rivoluzione!”) e il sorriso dei tanti passanti, in auto e a piedi.

Grazie ai volontari che hanno portato torte, bevande, e altre delicatezze per allietare la “merenda” a metà mattinata e le persone che pur non potendo lavorare hanno seguito la logistica, accolto e indirizzato i partecipanti, distribuito le magliette.

Grazie, infine, agli operatori ecologici che, contagiati dall’entusiasmo dei cittadini, ci hanno seguito e aiutato. Da oggi sanno che il loro lavoro è importante per tutti noi e hanno un incentivo in più per farlo al meglio e pretendere di essere messi nelle condizioni perché ciò accada.

Facciamo in modo che questo capitale di entusiasmo non vada perduto.

Trasparenza for dummies


È difficile basare una campagna elettorale, o un programma politico,  sulla trasparenza. La trasparenza è un concetto astratto, apparentemente distante dalla nostra vita quotidiana. Un concetto da “intellettuali (o marziani) della politica” che il comune cittadino (a cui servono soluzioni concrete e immediate ai problemi di tutti i giorni) non è, si ritiene, in grado di apprezzare. Con la trasparenza – come con la cultura, direbbe qualcuno – non si mangia.

Se però esaminiamo nel concreto gli effetti della trasparenza, i suoi vantaggi ci appariranno più appetibili e meno distanti. Nella pratica, trasparenza significa mettere il cittadino nelle condizioni di verificare l’operato di chi governa. Direttamente da casa propria (grazie a Internet) o facendone semplice richiesta all’amministrazione, in un regime trasparente chiunque di noi può consultare tutta la documentazione relativa ad attività che consumano soldi pubblici – quali gare di appalto e curriculum lavori delle imprese partecipanti, remunerazione di incarichi e consulenze, partecipazioni in società controllate dal Comune con relativi  bilanci e dirigenti-, riuscendo così a controllare come viene amministrato il bene pubblico, di cui siamo tutti “comproprietari”.

Ma non c’è solo questo aspetto. Vista in positivo, la trasparenza promuove il dialogo e quindi la fiducia dei cittadini. Poiché posso (come cittadino) verificare in modo diretto ciò che accade in Comune, mi sento in grado di chiedere e ottenere spiegazioni, e considererò l’amministrazione del bene pubblico come un’attività di cui sono partecipe e non antagonista. Poiché so (come amministratore) che il mio operato è costantemente sotto gli occhi di tutti, presterò più attenzione a fare scelte giustificabili, e tenderò a consultare i cittadini e a incoraggiarne la partecipazione, spesso migliorando la qualità del mio lavoro.

In molti casi la trasparenza serve anche a rassicurare l’opinione pubblica, rispondendo a timori e sospetti che, anche fossero non giustificati, esistono e vanno affrontati. Un caso interessante è quello del Comune di Pordenone che sul proprio sito pubblica  un monitoraggio continuo dei campi elettromagnetici derivanti da sorgenti a radiofrequenza. Questo al fine esplicito di “conoscere i livelli di fondo di campo elettromagnetico presenti nelle diverse zone del Comune, fornire informazioni ai cittadini sui livelli di inquinamento elettromagnetico, valutare  gli incrementi dovuti alla realizzazione/ attivazione di nuovi impianti di telefonia mobile, valutare eventuali zone “critiche”.

In conclusione, la trasparenza promuove una rivoluzione copernicana, che mette il cittadino al centro della vita pubblica, restituendogli il controllo sul modo in cui vengono esercitati i poteri che ha delegato con le elezioni.

Quindi, è vero: con la trasparenza non si mangia. Però, come con la cultura, si vive molto meglio.