Il congresso di circolo a Rignano Flaminio


Qualche riflessione sul congresso che si svolgerà domani 26 ottobre per l’elezione del direttivo di circolo e del segretario.

Lista unitaria: come, quando e perché

L’attuale segretario, Antonello Pontoni, sta lavorando da settimane alla definizione di una lista unitaria. I motivi di questo credo siano chiari a chi frequenta il circolo, ma vale la pena di ripeterli una volta di più, anche facendo un “riassunto delle puntate precedenti”.

Antonello ha preso in mano il circolo, candidandosi a segretario ad interim, all’inizio di quest’anno (fine gennaio 2013). Al suo arrivo, uscivamo da un biennio di splendido immobilismo.

Nessuno si inalberi, per favore: le responsabilità di questo splendido immobilismo sono ampiamente diffuse e condivise. Tuttavia, è un dato di fatto che in due anni (dalla vittoria delle amministrative in poi) il circolo in quanto tale non ha praticamente prodotto attività. Nessuna assemblea, pochissime riunioni di direttivo, nessun documento ufficiale, dibattito o altro.

In condizioni abbastanza anomale (non ultima quella di dover dirigere un direttivo non “suo”, dato che i componenti sono stati eletti a sostegno delle candidature di altri), Antonello si è mosso con serietà, pazienza e determinazione. Per la prima volta dalla sua costituzione, il circolo ha un regolamento che ci consente di lavorare in modo strutturato e difendibile. Ci sono stati incontri, assemblee, riunioni regolari e pubbliche del direttivo. Gli iscritti e simpatizzanti hanno ricevuto informazioni, anche se sintetiche, sulle attività e condiviso pareri.  Abbiamo una nuova sede, che siamo in grado di sostenere economicamente e che chiunque di noi può sentirsi libero di utilizzare per iniziative politiche.

Soprattutto, abbiamo superato indenni, con lealtà ed etica della verità, un momento difficile di questa amministrazione, senza spaccarci al nostro interno, ma al contrario lasciando spazio all’ascolto e al dibattito interno ed esterno e offrendo sostegno leale alla giunta. Abbiamo incontrato il sindaco e ascoltato i nostri assessori (sugli argomenti che questi hanno deciso di trattare). In sintesi, abbiamo cominciato faticosamente a lavorare.

Mi sembra chiaro che, stando così le cose e contando sulla disponibilità di Antonello a continuare il lavoro svolto, questo non è il momento di cambiare per l’ennesima volta segretario.

La competizione è un bene se interessa contenuti e visioni esplicite diverse. Non lo è, se si riduce a semplice e banale conta interna senza nessun collegamento a contenuti, progettualità ed esperienze. D’altra parte, il circolo funziona se chi desidera lavorare trova spazio e ascolto. E questo obiettivo si può raggiungere benissimo anche prevedendo una lista unitaria.

Le difficoltà

Mi sembra di capire, invece, che questo obiettivo, semplice e condivisibile, trova ostacoli francamente poco comprensibili per chi, come me, vede nella politica uno strumento di azione concreto e non uno spazio da occupare (a che fine poi?).

In queste ore sento parlare (smentitemi se non è così) di veti su singole persone (che si sono offerte di lavorare, ma non rappresentano nessun “capobastone”), persone dello stesso nucleo familiare che pretendono (o si dice pretendano) di essere messe in lista (ma il direttivo non è il CDA dell’impresa di famiglia!),  veti su Antonello stesso (perché?), alleanze oscure ed estemporanee fra i portatori di queste diverse istanze. Il tutto all’insegna di minacce velate sul tesseramento.

E veniamo al nodo ” tesseramento”…

Questo congresso nasce all’insegna dell’apertura alla società civile. Chiunque potrà partecipare, tesserarsi e votare. Il regolamento, dopo una prima esitazione iniziale, è chiaro su questo punto.

Come tutte le cose buone, questa apertura può essere usata male. Chi può farlo (perché ha famiglie numerose o reti di amicizie e contatti consolidati sul territorio), non avrà probabilmente difficoltà a portare amici, parenti e affini  ad iscriversi, anche il giorno stesso del congresso, assicurandosi i voti necessari a “vincere” la segreteria.

Chiariamo subito una cosa: anche se volessi competere su questo fronte, io non ho queste possibilità. La mia famiglia è divisa di qua e di là dell’atlantico, i miei parenti e amici sono sparsi su tutto il territorio italiano ed europeo.  Soprattutto, ho amici che prenderebbero una tessera solo e soltanto per fare autonoma attività politica, e non per “votare chi gli dico io”. Per me è quindi molto facile criticare questo costume.

Però il punto è un altro. A che servono questi giochetti? (Che non si fanno solo nel PD, sia chiaro.) A che serve riempire l’indirizzario del circolo di “amici e parenti”? La politica è confronto, dibattito, ascolto, mediazione. Le riunioni del circolo sono incontri politici in cui si discutono e risolvono i problemi della polis, della comunità,  non il pranzo di Natale o il veglione di Capodanno in cui ci si ritrova per stare fra amici e compagni.

I cittadini ci guardano

E soprattutto, ci rendiamo conto del grave rischio politico che corriamo svuotando, una volta di più e in modo così triste e plateale, il significato di una misura finalizzata all’apertura?

Il Partito democratico ha già deluso il suo elettorato con le primarie e parlamentarie del 2012. Non lo dico io, lo hanno detto gli elettori. La cocente sconfitta elettorale e le conseguenze (un governo delle larghe intese che nessuno di noi vuole) sono lì, sotto gli occhi di tutti.

Davvero pensiamo che assicurarci il posto di comando sulla nave che stiamo sabotando sia una soluzione praticabile e intelligente? Crediamo, in altre parole, di poter  continuare con questi giochi senza che nessuno ce ne faccia pagare il conto?

Non so voi, io dico di no.

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Primarie parlamentari: la politica dei numeri e quella del consenso


Le considerazioni che si possono fare su queste primarie per i parlamentari del PD sono tante e diverse, almeno quanto è diversa l’Italia in cui si sono svolte.

Fra desiderio di partecipazione…

Indubbiamente, in molte città e paesi italiani le primarie sono state un’occasione per mobilitare coscienze, idee, consenso, entusiasmo. Ne è un bellissimo esempio la mobilitazione quasi spontanea che si è mossa a favore di Roberto Giachetti, un parlamentare stimato ma privo di un reale radicamento sul territorio che ha combattuto una battaglia “a mani nude” il cui esito, nel momento in cui scrivo, non mi è ancora noto e che Roberto descrive con parole bellissime qui. Lo è anche, credo, il risultato di Mara Valdinosi a Cesena, ottenuto anche grazie al sostegno generoso di un deputato, Sandro Gozi, che proprio per il suo profilo nazionale ed europeo e i tempi brevissimi lasciati da una tardiva definizione delle regole ha preferito non partecipare e si è messo lealmente al fianco di una forza nuova. Personalmente, poi, sono anche molto contenta del risultato di Paolo Coppola, l’assessore comunale  che è dietro al bellissimo e impegnativo progetto di Open Muncipio di Udine.

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e vecchia politica

Diversa la situazione nel paese in cui vivo, dove invece le primarie sono state una riedizione di scene già viste: scelte di politica nazionale calate dall’alto, sostanzialmente nessun dibattito preelettorale, tradizionale distribuzione di “santini” che molto spesso gli elettori si sono portati fin dentro il seggio (quando non li hanno addirittura ingenuamente presentati al banco di registrazione), iscritti che non erano neanche informati delle elezioni.

L’evento più interessante è stato probabilmente l’accordo, abbastanza inedito, fra alcuni esponenti politici locali (altrimenti stimabili, però amicus Plato sed magis amica veritas)  sui nomi di due candidati, che pur essendo probabilmente privi di grande affinità culturale o programmatica, hanno il pregio (condiviso da molti di noi!) di essere un uomo e una donna. E così, una norma con finalità positive, come quella della doppia prefenza di genere, si è trovata di fatto svuotata di significato e utilizzata per fare cartello, creando “sinergie” e cumulando “consensi” personali, per ottenere dei vantaggi che, nella mia ingenuità, mi sfuggono totalmente, ma che immagino esistano.

risultatiL’operazione ha ottenuto un risultato numerico che immagino soddisfacente. La politica dei numeri, quella che si conta e pesa ad ogni occasione, è soddisfatta. Quella delle idee e del consenso, dei progetti e della scelta consapevole sicuramente molto meno.  Ci resta la consolazione, non da poco, di non aver contribuito a quello che probabilmente sarà un contestatissimo inserimento in lista di ex-consiglieri regionali, sperando che non sia un risultato casuale.

Un processo da migliorare

Si poteva fare meglio o diversamente? Nell’immediato credo onestamente di no. In un paese in cui l’attività politica praticamente non esiste, in cui ci si mobilita (in tutti i partiti, non solo il PD) solo in occasione dei confronti elettorali, in cui prevale tradizionalmente una politica dei numeri e non del consenso informato, le cose non potevano andare diversamente. Non in queste primarie, soprattutto non nei tempi in cui sono state organizzate.

Si potrà fare meglio in futuro? Credo sia auspicabile. Non solo perché il voto senza scelta responsabile e informata non ha alcun senso, ma anche perché solo così potremo sperare di  mobilitare le tante energie della società civile che a questo gioco del “vota come ti dico io e poi lascia fare a me”non sono interessate e non intendono partecipare.

PS: Roberto Giachetti ce l’ha fatta.