Regione Lazio: open data, trasparenza, partecipazione


La pubblicazione di open data da parte di una pubblica amministrazione (ne ho parlato e scritto qui e qui) richiede certamente delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto un radicale cambiamento di mentalità.

Significa analizzare il proprio lavoro in modo quantitativo, e quindi rigoroso e verificabile (accountable!), esporre i meccanismi e i criteri che sottendono le decisioni di politica pubblica, riconoscere ai cittadini il ruolo di collaboratori attivi e critici piuttosto che di semplici beneficiari finali delle propria attività.

Finora ho la sensazione che non sia sempre andata così, e che molti esperimenti di liberazione dei dati siano stati condotti sottovalutando la necessità di capire (e far capire a dipendenti e cittadini) questo cambiamento. Ci si lancia negli open data come in tante altre “mode”, magari approfittando di finanziamenti e sperati benefici reputazionali, ma senza inserirli in una visione strategica complessiva.

Anche se è un po’ presto per dirlo, la Regione Lazio sembra per il momento allontanarsi da questo pericolo. Ne è una prova questo interessante seminario (webinar) di un’ora in cui viene presentato il portale open data della Regione Lazio (di prossima pubblicazione) insieme alla collegata iniziativa di formazione Accademia Open data Lazio. L’iniziativa è rivolta ai dipendenti pubblici della regione Lazio e degli enti territoriali, anche se i seminari, una volta svolti, verranno  messi on line a disposizione del pubblico.

Tutti e quattro gli interventi sono interessanti. In particolare, per me, è molto significativo quello iniziale (del segretario generale) che anticipa alcune importanti novità sulla pubblicazione dei dati sulla sanità, e quello finale di Gianni Dominici (ForumPA) che spiega le criticità dell’operazione di liberazione dei dati.

Ora si tratta di fare sì che l’interesse strategico di questa opportunità di formazione (gratuita e a distanza) venga percepito anche dagli amministratori dei Comuni laziali (politici e dirigenti). Ci riusciremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Sindrome dell’Aventino, rottamazione selettiva e altri pessimismi


aventino2Disclaimer: Questo è un post della serie “Assemblea PD Lazio”, e quindi dedicato agli amanti del genere.

Venerdì 21 marzo ho partecipato alla seconda riunione dell’Assemblea del PD Lazio, uscita dalle primarie regionali del 16 febbraio scorso.

L’obiettivo della seduta era di concludere le formalità legate all’insediamento della nuova dirigenza, interrotte dai problemi insorti durante la prima riunione, e quindi come da Statuto procedere all’elezione della direzione, della commissione di garanzia e del tesoriere.

L’assemblea è iniziata con l’intervento di Marco Guglielmo, uno dei tre candidati alla segreteria regionale, che ci ha spiegato la sua decisione di non partecipare ai lavori dell’assemblea fintanto che la situazione — a suo avviso illegittima — che si è creata con l’elezione di un presidente estraneo all’assemblea non sarà chiarita.

In buona sostanza — ci ha spiegato — il gruppo degli eletti nelle sue liste ha già cominciato a lavorare, ha tantissime idee e progetti, ma per il momento si autosospende e non parteciperà ai lavori (ha però indicato i nominativi della sua “quota” da inserire nella direzione). Inutile dire che trovo tutto questo molto aventiniano, spero che Guglielmo e i suoi abbiano un ruolo più stimolante in futuro (e in verità ci conto), ma per il momento si lavora così.

Fabio Melilli ha nuovamente risposto alle obiezioni relative all’elezione del Presidente, tralasciando però di dire l’unica cosa che, a mio modo di vedere, avrebbe tagliato la testa al toro, ovvero spiegare perché la candidatura di Liliana Mannocchi merita di essere sostenuta a prescindere dalla sua appartenenza o meno all’assemblea. So di avere delle pretese ingenue, però se l’obiezione sollevata dalle minoranze è, come credo e come Melilli deve pensare, pretestuosa, allora l’unica risposta di cambiamento possibile è una spiegazione della scelta nel merito, uscendo dalla palude dell’applicazione formale delle regole.

Non è successo, e me ne dispiace. Nel suo intervento Melilli si è anche riproposto di attribuire un ruolo più attivo all’assemblea, promuovendo una sua maggiore partecipazione all’elaborazione politica (non so se in chiave consultiva o propositiva, ma non lo ha chiarito).

Avere “un’assemblea che lavora” (l’espressione è di Agatino Grillo) mi sembra indispensabile, anche in un’ottica di un maggiore coinvolgimento dei circoli e degli elettori, e dato che questo obiettivo coincide con un’idea che ho da tempo (e che ho espresso qui), ho deciso insieme ad Agatino e altri eletti di presentare una proposta precisa su come raggiungerlo. Suggerimenti benvenuti.

Dulcis in fundo, i membri della direzione e della commissione di garanzia del PD Lazio sono elencati qui. Sono 68 e in questa lista è compreso Stefano Pedica, un politico italiano dalla carriera variopinta e movimentata che sinceramente non mi aspettavo di ritrovare.

Che dire, chiaramente la rottamazione del PD riguarda (a fatica) i suoi dirigenti, ma non si applica a quelli degli altri partiti che confluiscono indisturbati al suo interno.  Non è una buona cosa.